martedì , 12 dicembre 2017
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Carichi di chiaro in notte acre – Elvio Chiricozzi
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Lampi tuonanti e nuvole vaporose si materializzano nella suggestiva galleria Anna Marra contemporanea grazie alla mostra Carichi di chiaro in notte acre. “Volare oh, oh… cantare oh, oh… oh… nel blu dipinto di blu… felice di stare lassù” cantava nel ’58 per la prima volta al Festival di Sanremo Domenico Modugno e da quel momento …

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Notte diurna e l’onerosa gravità dei sogni

Lampi tuonanti e nuvole vaporose si materializzano nella suggestiva galleria Anna Marra contemporanea grazie alla mostra Carichi di chiaro in notte acre.

“Volare oh, oh… cantare oh, oh… oh… nel blu dipinto di blu… felice di stare lassù” cantava nel ’58 per la prima volta al Festival di Sanremo Domenico Modugno e da quel momento il ritornello di Volare non ha fatto che risuonare dolcemente nelle orecchie degli Italiani, che il cielo lo guardavano con un’idilliaca speranza, estasiati dall’idea di librarsi nell’aria senza più pensieri, allontanandosi almeno per un po’ dai problemi insolubili del proprio vivere. La volta celeste rischiarata dai morbidi raggi del sole appariva di intenso blu limpido, e ciò evocava ingenuamente un’atmosfera diurna luminosa e risplendente dove si poteva avere la sensazione di scappare dalla complicazioni della vita, e per molto tempo anche prima di questa sottolineatura il firmamento era percepito come quel mondo a parte, emblema di libertà assoluta, nulla di male poteva accadere tra quelle pareti d’aria. Questa iconografia trasla oggi forma e significato ad opera di Elvio Chiricozzi che nella sua personale Carichi di chiaro in notte acre, inaugurata il 21 novembre presso gli ambienti della galleria Anna Marra Contemporanea, costruisce le basi per un nuovo e alternativo studio della classica iconografia riguardante questo immenso spazio indefinibile, in ogni epoca idealizzato ed esaltato.

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Qui nelle tele si scorgono cieli bruni, profondi come macchie di petrolio nell’oceano, solcate da nuvole grevi maestose e solitarie, e lampi accecanti e perturbanti. Il nero domina la scena spezzato dall’inatteso pallore candido delle precipitazioni. Sono scene uniche quelle di Contro vento, D’un tratto, Si aprì e poi si chiuse, Nuvola solitaria disegnate magistralmente da Chiricozzi che ricordano i quadri dei maestri ottocenteschi, con la loro maestria e la loro precisione maniacale che creava un iperrealismo mozzafiato dal quale scaturivano sentimenti ed emozioni contrastanti in un’emanazione viva e sincera dell’animo umano di fronte a tali fenomeni, che lo attraevano e lo turbavano profondamente trascinandolo in un vortice senza scampo. La stessa cosa accade per queste tele che finalmente rompono l’immagine statica del luogo comune, svelandone così i lati più nascosti e intriganti, quelli inquietanti poiché fin troppo discostanti dal proprio ideale. Ora la notte cala e le nubi argentee intarsiano l’oscurità rendendola meno spaventosa e più vivibile, l’improvviso lampo non fa più paura e si ha l’impressione di poterlo quasi toccare senza ferirsi. Tutto acquista nuovo significato e la prospettiva si avvicina, quasi come si fosse in un aereo sprovvisto di pareti e finestrini. Il senso di libertà c’è ancora ma non è più impulsivo, l’orizzonte non indica più opportunità infinite, ma è invece via scelta consapevolmente; non si anela più un altrove immaginario, né sogni mutevoli ed effimeri come un soffio di vento, piuttosto si fantastica tenendo gli occhi ben aperti e i piedi ben piantati a terra, si calcolano precisamente i rischi, i limiti e gli ostacoli, quanto si possa arrivare lontano senza subirne le conseguenze come matematici, e se si guadagna di più di quanto si potrebbe perdere allora si rischia nonostante tutto. I quadri di Chiricozzi sono riflessione liquida, compromesso tra realtà e finzione, intercettano un istante finzionale e gli danno consistenza, tramutandolo in immagine. Ciò che accade così diviene momento rubato all’immaginazione e dato al reale, si fa illusione veritiera.

AaaLa durata dell’iter evidenzia l’importanza di un ritorno all’agire con parsimonia, prendendo i giusti tempi, e riscoprendo una lentezza creativa che è forza espressiva e dedizione costante. L’artista diviene tutt’uno con il segno, preciso e pensato (come insegnò Fontana con i suoi tagli nella serie Attese già alla fine degli anni quaranta). La razionalità soppianta l’impulsività, e il controllo che detiene l’artista sovverte l’imprevedibilità della previsione del metereologo, e il fulmine cade in tutta la sua dinamicità così come le nuvole appaiono magicamente al cospetto del fruitore stupito e stordito da quell’arrivo insperato. Gesto e pensiero si riuniscono e reciprocamente si conducono in un lento, danza propizia che crea un sentimento fuori dagli schemi, intenso e vibrante. Grazie a questa metodologia tradizionale eppure semplicemente stupefacente, si riafferma la necessita di ristabilire un rapporto più concreto e meno irreale rispetto a quello legato all’utilizzo massiccio dei new media come può essere la digital art; qui la manualità stabilisce in modo del tutto naturale i tempi di accrescimento dell’opera che piano piano nasce e cresce, piccolo e prezioso germoglio nel mezzo del caos frenetico; e tra il trambusto e la confusione queste tele, andando contro corrente rispetto al resto delle aspettative attuali del campo dell’arte, divengono piccoli miracoli, che illuminano il pensiero e l’anima del fruitore, facendogli riscoprire un piacere dimenticato: quello di pensare osservando le cose da un altro punto di vista. Solo guardando meglio e attentamente delle figure che già si pensa di conoscere si è in grado di apprenderne realmente il vero significato e la loro legittima forma; così Chiricozzi apre orizzonti e diviene maestro dello sguardo, insegnando a guardare oltre e a focalizzarsi non sul tutto ma sul dettaglio che costituisce l’universo.

La mostra continua:
Galleria Anna Marra Contemporanea
Via Sant’Angelo in Pescheria, 32 – Roma
dal 22 novembre al 20 gennaio

Carichi di chiaro in notte acre
artista Elvio Chiricozzi

5,00

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