sabato , 21 aprile 2018
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Cesare Tacchi. Una retrospettiva
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Annullarsi per conoscersi meglio, indugiare nel dolce ozio per apprendere di più di sé e del mondo circostante, sono queste solo due delle più significative lezioni che lascia Cesare Tacchi. Oziare intellettualmente implica il conversare non tanto con attenzione quanto piuttosto con spontaneità; un’istantaneità che per quanto possa essere incomprensione all’inizio si traduce facilmente in …

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La vitale levità intima della sospensione

Annullarsi per conoscersi meglio, indugiare nel dolce ozio per apprendere di più di sé e del mondo circostante, sono queste solo due delle più significative lezioni che lascia Cesare Tacchi.

Oziare intellettualmente implica il conversare non tanto con attenzione quanto piuttosto con spontaneità; un’istantaneità che per quanto possa essere incomprensione all’inizio si traduce facilmente in profonda conoscenza alla fine. L’esercizio civilizzante difatti del conversare è scoglio arduo per molti, alcuni cadono nella permalosità altri invece più ingenuamente non capiscono cosa il loro interlocutore sta provando a comunicargli. Il fatto è che per poter realmente comunicare bene bisogna essere predisposti all’ascolto e ricevere le varie informazioni con mente aperta, libera da ogni vincolo e costrizione che possano distorcerne il reale e più vero significato, solo in questo modo si può ottenere uno scambio di opinioni volto alla costruzione di una gloriosa ed edificante conoscenza del mondo e della varietà che circonda l’essere umano. Non è quindi troppo scontato pensare che in un periodo dove imperversava una pubblicità dogmatizzante proprio nata dalla furia del boom economico, e la velocità che da questo evento ne scaturiva con magnifica potenza esplosiva si sia distinto un talento invisibile, diversificato per molti aspetti che ha saputo veicolare e creare immagini vere decisamente più significative di quelle virtuali e manipolatrici nate per promuovere un’industria in costante crescita. Cesare Tacchi con la sua intelligenza si riappropriava del tempo facendone uno strumento di apprendimento divertente. Artista delicato e disincantato nella mostra Cesare Tacchi. Una retrospettiva dedicatagli nelle sale del Palazzo delle Esposizioni si ripercorre tutta la sua carriera dagli esordi fino al 2014 anno in cui viene a mancare.

La mostra si apre con il muro biografico che contestualizza i vari momenti fondamentali della vita di Cesare; oltre alle informazioni biografiche si trovano anche diverse foto scattate da Claudio Abate e Plinio de Martiis. Sempre in questa prima sala si può ammirare uno dei primi lavori dell’artista che già rende visibile l’influenza che Kline e Mondrian eserciteranno su Tacchi, l’espressionismo astratto e il rigorismo del neoplasticismo sono alla base della struttura dell’opere di questo artista così attento agli spazi e al dialogo tra esterno ed interno. Inoltre in questi primi lavori già si visualizza la presenza di oggetti che donano all’opera una sua particolare indipendenza di creatura a sé stante, che respira senza dipendere da nulla che la circonda e nemmeno dalle stesse mani creatrici dell’artifex. Personalità libera, Tacchi si è sempre definito uomo pubblico come manifesta esplicitamente in Autoritratto dove si rappresenta tramite l’uso della fascia rossa e gialla, che a quel tempo era usata per controindicare i mezzi pubblici, sia gli autobus che i tram e i taxi. La linea rossa si fa simbolo dell’identificazione dell’essere pubblico e mentre il viso di Tacchi sorridente si staglia sullo sfondo fluttuante di Piazza Venezia, i colori dei mezzi di trasporto verde e nero lo invadono completamente. Altra opera che riflette sul concetto di esterno ed interno è Circolare rossa, nella quale il soggetto emblematico delle persone che aspettano di arrivare alla loro destinazione all’interno di un tram potrebbe anche rivelarsi l’inevitabile attesa delle gente alla fermata del tram. L’unico dettaglio che tradisce la reale entità del soggetto è una mano che si aggrappa ad un corrimano sulla destra della tela. La delicatezza espressa da questa serie di smalti su tela è sorprendente, la riflessione tra fuori e dentro dà vita a delle raffinate trasparenze che trasmettono una leggerezza fuori dagli schemi, leggerezza che si estende a monumenti, persone e mezzi di trasporto.

Più avanti nelle sue ricerche artistiche Tacchi inizia ad occuparsi dell’idea dell’ozio e del riposo come fonte di conoscenza. Nella serie delle Tappezzerie dove finalmente il piano si discosta sollevandosi dalla bi-dimensione della tela, divani e poltrone acquistano sostanza materiale grazie all’imbottitura che le contraddistingue e su questi rifugi di pausa l’artista si auto-ritrae e dipinge i suoi amici della scuola di Piazza del Popolo intenti a conversare. Elogio del tempo del riposo queste tele dimostrano la volontà di Tacchi di remare in un certo senso controcorrente rispetto alla sua realtà storica. Solo l’ozio stimola la conversazione e il fantasticare, il sognare per immaginare un mondo utopicamente diverso fatto di immagini, di bellezza e conoscenza. In queste opere tappezzate di motivi floreali che invadono oggetti e persone è forte il richiamo alla pop art e alla pubblicità; ciò è visibile anche nella posa dei due innamorati di Coppia felice che richiama proprio una pubblicità che circolava in quel periodo. Sempre della serie delle tele imbottite appartiene La primavera allegra che reinterpreta La primavera di Botticelli contestualizzandola nel mondo contemporaneo. Compiendo un altro passo Tacchi si dedica poi alla realizzazione di oggetti gonfiabili inutili dove la Cornice non è più cornice e la poltrona non è più poltrona, le porte non aprono e non introducono più in nessun altro spazio e la sedia non è più usufruibile. L’imbottitura è divenuta aleatoria e pur più consistente più ingombrante nelle cornici che ora possono relegare solo la vita delle persone che gli passa alle spalle. L’arte concettuale e l’arte povera entrano in questo più ricco vocabolario di Tacchi che da adesso sperimenta nuove vie e nuovi sentieri. Indimenticabile e unica sarà Cancellazione d’artista, performance del ’68 avvenuta presso la galleria la Tartaruga di Roma in occasione del Teatro delle mostre. Dentro al vano di una porta e dietro un vetro trasparente, Tacchi inizia la sua magia da illusionista facendosi scomparire pennellata dopo pennellata dietro un fitto aggregato di segni e colore. Operazione inversa compierà poi qualche anno dopo con Painting. Ormai concettuale l’artista elabora il Quadro elastico dove l’interazione del fruitore è alla base dell’opera stessa.

Nell’ultima parte della sua attività artistica Tacchi sintetizza e rinnova al tempo stesso la sua poetica che negli anni l’ha condotto ad una ricerca essenziale ed affascinante, misteriosa e gloriosa. Spirito dell’arte e Uccel di bosco possono quindi esser considerati come epitaffi di Tacchi, artista che vede il suo ruolo come quello di secrétaire e depositario del mondo spirituale che si ricongiunge al mondo materiale come dimostra la foresta di fogli caduti e l’uccello mimetizzato tra i rami e le foglie di quest’ultima, tempio consacrato all’Arte. Un’estetica incantevolmente preziosa ritrova la luce in questa retrospettiva che tocca i più disparati ambiti: dal concetto di lentezza come il giusto tempo del vivere, all’intuizione di annullarsi per conoscersi intimamente fino a giungere alla consapevolezza della difficoltà relativa alla comunicazione per poi arrivare a fare proprio di questa un requisito irrinunciabile per arrivare alla vera conoscenza. Come uccel di bosco Cesare Tacchi continua a cinguettare sussurrando nell’orecchio di chi vede la sua opera, ispirando e incantando.

La mostra continua:
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 – Roma
dal 7 febbraio al 6 maggio 2018
da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30, lunedì chiuso

Cesare Tacchi. Una retrospettiva
a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi

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