mercoledì , 16 agosto 2017
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Chan-hyo Bae – Sartor Resartus
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Prima personale a Roma dell’artista sud coreano Chan-Hyo Bae; la mostra è curata da Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma, per il secondo appuntamento di Visionarea. Il progetto dell’artista sud coreano è un lavoro raffinato, curato nei minimi dettagli, che ricrea con tanta minuzia scenari e costumi dell’aristocrazia inglese del XIII/XIX secolo. L’unico intento …

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Quando la fotografia diventa teatro

logo visionartPrima personale a Roma dell’artista sud coreano Chan-Hyo Bae; la mostra è curata da Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma, per il secondo appuntamento di Visionarea.

Il progetto dell’artista sud coreano è un lavoro raffinato, curato nei minimi dettagli, che ricrea con tanta minuzia scenari e costumi dell’aristocrazia inglese del XIII/XIX secolo. L’unico intento di Bae è di far crollare gli sfarzi e le frivolezze, cioè le “maschere” del consumismo vuoto e futile che ancora oggi, più che mai, aleggiano nella nostra società.
Lo stesso Chan-Hyo Bae sente il bisogno di mettersi in discussione e, per questo, presta volto e corpo a illustri personaggi femminili della storia e delle fiabe: da Anne Boleyn e Mary Stuart a Cindarella.

Il Presidente Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele della Fondazione Terzo Pilastro, sostenitrice del progetto Visionarea, commenta così il lavoro del fotografo: «Un percorso a metà tra il sogno e la fiaba, ma con un effetto dirompente e straniante, laddove l’artista (uomo, orientale e contemporaneo) si traveste da icone (donne, occidentali e del secolo scorso) della monarchia inglese, per scardinare – tra il serio e il faceto – i ruoli codificati delle convenzioni sociali, dell’identità di genere e della detenzione del potere cui siamo avvezzi».

Il titolo della mostra Sartor Resartus (ovvero Il sarto rappezzato) è una citazione dell’omonima opera del 1836 dello scrittore scozzese Thomas Carlyle, tra i pensatori più illustri del primo periodo vittoriano. Per comprendere fino in fondo l’intento di Chan-Hyo Bae è fondamentale, quindi, recuperare la poetica dello scrittore. Le fotografie-dipinti del sud coreano sono il tentativo figurativo di rappresentare il pensiero di Carlyle: ritratti crudeli e glaciali di una società votata al consumismo, all’apparenza, che ha dimenticato lo spiritualismo che, invece, solo poteva salvarci dalla trasformazione in “abbaglianti involucri vuoti”.
Così gli scatti del sud coreano danno vita a un vero e proprio teatro; ma a un teatro senza mutamenti, impotente e tragico, nel quale gli attori divengono mere maschere, lasciando il posto di protagonista ai costumi e alle scenografie.
Ecco quindi che gli abiti si sono trasformati nelle nuove icone del nostro secolo, proprio come aveva previsto Carlyle: «Gli abiti hanno fatto di noi uomini; essi minacciano di fare di noi degli attaccapanni».

La mostra continua:
Visionarea Art Space
Via della Conciliazione, 4 – Roma

Chan-Hyo Bae – Sartor Resartus
a cura di Antonio Calbi
dal 30 Settembre al 20 Novembre 2015
(ingresso libero)

8,00

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