sabato , 27 maggio 2017
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Cremona, dal Dopoguerra agli anni Settanta
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Alla Galleria Bel Vedere di Milano, una quarantina di foto black&white che raccontano l’Italia – e non solo Cremona – per un viaggio tra i sogni di ieri e le speranze nel domani. Una mostra di qualità – come sempre alla Bel Vedere – quella esposta in questi giorni a Milano e dedicata a tre …


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Amarcor dall’ombra del Torrazzo

Alla Galleria Bel Vedere di Milano, una quarantina di foto black&white che raccontano l’Italia – e non solo Cremona – per un viaggio tra i sogni di ieri e le speranze nel domani.

Una mostra di qualità – come sempre alla Bel Vedere – quella esposta in questi giorni a Milano e dedicata a tre fotografi, Angelo Faliva e i figli Roberto e Giuseppe, che hanno immortalato con una Rolleiflex uno spaccato di realtà che sarebbe riduttivo circoscrivere a Cremona, in quanto album di quell’italiano medio che potrebbe riconoscersi – da Nord a Sud – nei passatempi, nel lavoro, nelle lotte civili e nell’esistenza quotidiana di quei decenni segnati da profonde trasformazioni economico-sociali – tra i primi anni 50 e i 70.
Tanti i temi che potrebbero fare da spunto quasi ad altrettante mostre. Il lavoro, le prime manifestazioni, la Mille Miglia, gli incontri pugilistici, la sfida Coppi-Bartali, le due icone di Cremona: Tognazzi e Mina, i passatempi della domenica, i mezzi di trasporto e le viste di una città ancora segnata dalla guerra ma in ricostruzione.

Ma, al di là di un Ugo nazionale in versione Cremonese – la squadra di calcio, che conservava nel cuore come amante di gioventù – o di una signorina Mazzini che sarebbe diventata presto la “tigre” di Cremona – benché ritratta con un leoncino e nata a Busto Arsizio – il cuore della mostra sta altrove: nella quotidianità di un’epoca che non si ferma alla testimonianza e diventa gioco, curiosità, insegnamento, cultura.
Chi affermerebbe oggi che le balle di paglia servivano come protezioni per la Mille Miglia? O che il Po era la Rimini “padana”, dove la domenica le famiglie si recavano a prendere la tintarella, fare il bagno e sdraiarsi sotto gli ombrelloni per una giornata riva fiume? In quanti immaginerebbero la sfilza di biciclette, posteggiate sull’argine – senza catena né lucchetto – strette le une alle altre, tutte apparentemente uguali, in attesa dei loro proprietari – un po’ Amsterdam oggi e un po’ Pechino primi anni 70? E chi non vorrebbe una Vespa, il simbolo di un’epoca in cui si poteva ancora credere alla velocità in quanto immagine di progresso infinito, che si srotolava come la striscia bianca della strada di fronte alle ruote di migliaia di motociclisti – meno selvaggi di un Brando d’annata ma altrettanto giovani e sicuri di sé e del loro futuro?
Una mostra piccola ma molto godibile, un’occasione piacevole per prendersi una pausa e godersi il centro di Milano in modo diverso, un Amarcord senza la malinconia di quello che fu, e speriamo la prima occasione di scoprire l’immenso patrimonio fotografico Faliva, ancora in gran parte nascosto e inesplorato.

La mostra continua:
Galleria Bel Vedere
via Santa Maria Valle, 5 – Milano
fino a venerdì 1° giugno
orari: da martedì a sabato, ore 15.00-19.00 (ingresso libero)

L’archivio fotografico Faliva
Cremona, dal Dopoguerra agli anni Settanta
a cura di Alberto Faliva

Contestazione 03 – Roberto Faliva, manifestazione studentesca vicino al Provveditorato agli Studi, Cremona 1969

Tempo libero 01 – Giuseppe Faliva, biciclette in riva al Po, Cremona 1961

Vita sociale 06 – Roberto Faliva, bambini al Bosco ex Parmigiano, Cremona 1962


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