giovedì , 25 maggio 2017
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Dalí. Il sogno del classico
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Inaugurata la mostra Dalí. Il sogno del classico – che sarà visitabile a Palazzo Blu fino a domenica 5 febbraio 2017 Il nome del maestro catalano è un richiamo che non lascia indifferenti. Se è vero che spesso l’immagine dell’artista ha suscitato un fascino e un interesse perfino maggiori della sua produzione, sempre si rimane ammaliati dal …

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Pisa accoglie Dalí

palazzo-blu-pisaInaugurata la mostra Dalí. Il sogno del classico – che sarà visitabile a Palazzo Blu fino a domenica 5 febbraio 2017

Il nome del maestro catalano è un richiamo che non lascia indifferenti. Se è vero che spesso l’immagine dell’artista ha suscitato un fascino e un interesse perfino maggiori della sua produzione, sempre si rimane ammaliati dal tratto morboso e languido, tanto quanto dalle sue dichiarazioni vitalistiche e spettacolari.
Palazzo Blu di Pisa apre le porte alla mostra Dalí. Il sogno del classico, con circa 150 opere provenienti dal Teatro-Museo Dalí di Figueres (sua città natale), dal Dalí Museum di St. Petersburg in Florida e dai Musei Vaticani. Un’esposizione il cui filo conduttore è l’amore del genio catalano per il Rinascimento italiano e, in particolare, per Michelangelo, di cui reinventa volti di statue – o degli affreschi della Cappella Sistina – in chiave daliniana, ricavando trasparenze e sfruttando i lineamenti per costruire scenari e lande surreali. Pensiamo a Crepuscolo o Aurora, dalla Tomba di Lorenzo de’ Medici duca di Urbino di Michelangelo, o a La pietà vaticana di Michelangelo, trasposti sulla tela con colori irreali, sfruttati per fissare la visione del corpo alla luce degli studi sulla mistica quantistica, che tanto catturarono Dalí nell’ultimo periodo della sua esistenza. Più di tutti colpisce, in una delle ultime sale, Senza Titolo, figura di Adamo ispirata alla Creazione di Adamo della Cappella Sistina; un olio del 1982, dove la plasticità del corpo si smembra in particelle cromatiche – quasi batteri, microbi o atomi – disperse in un movimento insieme fisso e pulsante, istinto di immortalità e rivincita sulla precarietà dell’esistenza. Quasi un affermare che tutto è energia, e altro non siamo se non energia. Questo si riallaccia alla spinta verso una forma di religiosità, tipica dell’ultima sua fase, in cui l’artista cerca una spiritualità rinata. Un istinto che si può già intravedere nello splendido Paesaggio di Port Lligat (olio su tela, 1950), luogo minerale e cosmico che incantò il maestro, e che riprodusse immaginando un esile angelo sulla riva, alle spalle un mare livido attraversato però da un chiarore – senza epoca.

Il resto della mostra è quasi interamente dedicata a un ciclo di illustrazioni per La Divina Commedia, che furono commissionate a Dalí dal Ministero della Pubblica Istruzione Italiano nel 1950, e che però non furono mai pubblicate, con l’accusa di essere pornografiche. Una miriade di piccoli capolavori che furono poi venduti a Joseph Forêt e, successivamente, stampate da quest’ultimo. Ognuno dei piccoli riquadri, eseguiti con tecniche miste, è un distillato dello stile, delle intuizioni, dell’immaginario sia anamorfico e orrorifico, sia placido ed etereo, del maestro. Figure inquietanti o paradisiache si rincorrono tra le sale di Palazzo Blu, in un viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, inventati senza replicare l’iconografia tradizionale, ma quasi guardando dentro il proprio Inferno, quello personale di ogni essere umano. Spiccano I bestemmiatoriIl diavolo neroI gigantiGli uomini che si divorano fra loro e L’accresciuta bellezza di Beatrice.

L’ultima parte dell’esposizione vede le illustrazioni di Dalí per l’Autobiografia di Benvenuto Cellini, soprattutto acquerelli e inchiostro su carta.
Interessanti anche, e soprattutto, i filmati, alcuni dedicati al Teatro-Museo di Figueres, autentico regno delle meraviglie con invenzioni e creazioni straordinarie, dai gioelli meccanici a oggetti di design e ologrammi, passando per quadri dall’effetto tridimensionale. Altri video di repertorio permettono di ammirare il potente estro di Dalí, alle prese con le scenografie teatrali.
Nel complesso, se da un lato la mostra esplora una parte di repertorio poco conosciuta di colui che ha affermato “Io sono il Surrealismo“, dall’altra si sente la fame di opere ancora più pregnanti di quella che è stata indubbiamente una tra le icone del XX secolo.

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La mostra continua:
Palazzo Blu
Lungarno Gambacorti, 9 – Pisa
fino a domenica 5 febbraio 2017
orari: lun-ven 10.00-19.00; sab-dom e festivi 10.00-20.00

Dalí. Il sogno del classic
a cura di Montse Aguer
con il patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, Comune di Pisa, Regione Toscana, Provincia di Pisa
Ministerio de Cultura, Gobierno de España
organizzazione Fondazione Palazzo Blu, Fundació Gala-Salvador Dalí e MondoMostre
con la collaborazione Fondazione Pisa
con il contributo Real Academia de España en Roma

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