domenica , 19 novembre 2017
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Esercizi di R-Esistenza
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A Cesena è in corso la mostra Esercizi di R-Esistenza, serie di fotografie e installazioni realizzate da due giovani artisti marchigiani, Luca Bellumore e Monia Marchionni dal 2009 ad oggi. Bellumore e Marchionni sono due artisti davvero contemporanei perché i temi che trattano sono assolutamente attuali e, ancora, perché sono concettuali, metafisici, intellettuali: utilizzano, infatti, …

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La contemporaneità secondo Bellumore e Marchionni

A Cesena è in corso la mostra Esercizi di R-Esistenza, serie di fotografie e installazioni realizzate da due giovani artisti marchigiani, Luca Bellumore e Monia Marchionni dal 2009 ad oggi.

Bellumore e Marchionni sono due artisti davvero contemporanei perché i temi che trattano sono assolutamente attuali e, ancora, perché sono concettuali, metafisici, intellettuali: utilizzano, infatti, diverse tecniche espressive insieme (installazioni, fotografie) per esprimere un pensiero comune complesso. Entrambi, infatti, hanno avuto un percorso artistico individuale, caratterizzato, personale, per poi decidere, insieme, di far dialogare le loro differenti modalità comunicative dando vita ad un duo che ha avuto, sin dall’inizio, un concept assolutamente definito e ricco di significati.
Utilizzano le installazioni e la fotografia dal 2009, anno in cui hanno prodotto la serie Differenziare-Differire, incentrata sul tema della libertà di espressione dell’uomo moderno e sul riuso in chiave creativa degli stereotipi della contemporaneità: qui il colletto bianco, l’impiegato medio d’ufficio, cerca una via d’uscita alla ripetitività del quotidiano trasformando le camice, simbolo della sua routine, in una lunga fune che lo porta sino ad una donna d’altri tempi, romantica e irreale, che rappresenta il desiderio di fuga verso un’altra dimensione umana. Le foto rappresentano la difficoltà di mediare tra il ruolo che la società ci richiede e i nostri desideri, la nostra fragilità e l’incomunicabilità che si crea, troppo spesso, con noi stessi. La serie In-Difesa racconta la precarietà lavorativa di questi anni attraverso un’installazione composta di 3.000 contratti a progetto, a ricordare non solo la vergogna dell’attuale sistema contrattuale italiano ma, anche, la fatica che si nasconde dietro tale precarietà. I tanti pezzettini di contratti sono, di per sé conclusi (il cubo) ma frammentati: ognuno cioè, è di per sé un lavoro, ma non ha continuità con gli altri. Eppure esso stesso è generato dalla fatica (dell’artista) e genera fatica (reperire un senso comune che li colleghi tutti).
Gli artisti cercano insieme una felicità che esuli dai confini del mondo visibile, lasciando emergere il significato nascosto delle nostre azioni e i nostri desideri reali, profondi. In Post that #1 e # 2, davanti ad un muro pieno di post-it un uomo si siede e guarda. Cerca di capire, e si interroga: non rinuncia al dubbio ma lo affronta sebbene ne sia, in un certo senso, sovrastato: i post-it ricoprono sul muro uno spazio ben più ampio del suo campo ottico, a significare l‘impossibilità intrinseca di comprendere il mondo che ci contraddistingue, la limitatezza del nostro comprendere e quindi l’endemica sensazione di insicurezza che ci pervade. Ma è, comunque, un’esortazione all’inchiesta, alla conoscenza, alla curiosità.
Tra omaggi a Wittgenstein e citazioni latine nei titoli delle opere, Luca e Monia cercano l’essenzialità dell’espressione e la purezza della resa visiva: l’annullamento del tempo e della relatività nelle foto in cui le figure umane si stagliano su un bianco netto e senza sfumature; le ombre e il bosco nelle foto intitolata Pneuma, in cui una donna si toglie di dosso lo strato di sintetico apparire di cui tutti ci ricopriamo, simboleggiato da una tuta in nylon, e felice scappa verso la sua notte interiore.
E infine due ali bianche, in gesso smaltato, ancorate a un piedistallo in ferro, a chiudere il percorso dell’esposizione e a ricordare che se, come diceva Wittgenstein “il limite del mio linguaggio è il limite del mio mondo” (è il titolo dell’opera esposta) e, come dicevano Orwell – “il linguaggio rappresenta il pensiero” – e Saussure – “la lingua è un segno arbitrario” – allora le ali sono la concretizzazione del pensiero di Monia e di Luca, l’opera fisica che esprime la loro voglia di R-Esistere con la fantasia, entro i confini del loro pensiero, nel concreto presente.

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La mostra continua:
Luca Bellumore – Monia Marchionni. Esercizi di R-Esistenza.
Galleria Comunale d’Arte Moderna
Palazzo del Ridotto. Corso Mazzini – Cesena
fino al 14 ottobre 2012
Curatrici: Emanuela Agnoli e Maria Grazia Melandri

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