giovedì , 21 settembre 2017
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Giuseppe Penone – Matrice
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Il Palazzo della Civiltà Italiana apre i suoi spazi a una mostra dedicata interamente alle opere di Giuseppe Penone, artista di fama internazionale che ha esposto in diversi importanti musei come al Kunstmuseum di Lucerna, al Museum of Modern Art di New York, al Musée d’art moderne de la Ville de Paris o alla Galleria …


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L’altra faccia della natura

Il Palazzo della Civiltà Italiana apre i suoi spazi a una mostra dedicata interamente alle opere di Giuseppe Penone, artista di fama internazionale che ha esposto in diversi importanti musei come al Kunstmuseum di Lucerna, al Museum of Modern Art di New York, al Musée d’art moderne de la Ville de Paris o alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Con quindici installazioni e sculture, dagli anni Settanta ad oggi, Matrice è la prima mostra d’arte contemporanea ad avere l’onore di essere esposta nella sala, a piano terra, del maestoso palazzo Fendi, con lo scopo di sostenere il Made in Italy. Per farlo, la stessa Maison ha scelto uno dei più grandi scultori italiani: Giuseppe Penone.

Classe 1947, Giuseppe Penone è uno dei più grandi artisti contemporanei viventi ed infatti, già all’età di ventun anni inizia ad esporre le sue opere, concentrando tutta la sua attenzione sul rapporto uomo-natura. Non a caso, l’artista fa parte del movimento dell’Arte Povera, probabilmente perché nasce a Garessio, una città del Piemonte, da una famiglia di contadini.
Il contadino ha un rapporto diretto con la natura che si basa sul “dare e ricevere”, e partendo da questo rapporto Giuseppe Penone realizza le sue opere intervenendo direttamente sulla natura, senza distruggerla ma con lo scopo di conservarla. Matrice è tutto questo, è uno sguardo alla capacità dell’uomo di unirsi all’ambiente naturale.

Curata da Massimiliano Gioni, la mostra è anticipata da un’opera alta più di venti metri dal titolo Abete del 2013. Abete si staglia sulla geometrica imponenza del Palazzo della Civiltà Italiana, rivelando i temi affrontati all’interno dell’edificio dell’Eur.
Entrando nella prima sala, fra i mille riflessi delle vetrate, le opere Soffio di foglie del 1979, capace di rendere perenne l’effimero, e Foglie di pietra del 2013 accolgono lo spettatore in uno scenario fatto di legno, pietra, elementi vegetali e bronzo, materiali tipici dell’Arte Povera.
Prima di passare alla seconda sala, la scultura che, forse più di tutte, attira l’attenzione del pubblico è Essere Fiume.
Creata nel 1981, è probabilmente una delle creazioni più significative dell’arte di Penone: rappresenta due sassi identici, il primo raccolto e già levigato dall’acqua del fiume, mentre il secondo lavorato dall’artista perché non ancora toccato dall’azione erosiva  dell’acqua. È in questa mimesi della natura che si riassume il titolo dell’opera, ammettendo che l’arte sia qualcosa di artificiale.
La seconda sala, collegata alla terza ed ultima tramite un corridoio in cui sono presenti studi e bozzetti delle creazioni di Penone, è occupata da Ripetere il bosco, installazione realizzata dal 1969 fino al 2017 che comprende 6 alberi scortecciati le cui dimensioni sono state determinate dall’ambiente. Penone mette in scena il processo inverso del procedimento industriale cui gli alberi sono sottoposti per poter ottenere le travi, pertanto l’artista scava e lavora il legno di lunghe travi per ricavare l’albero originale.


Solo giunti nell’ultima sala è possibile comprendere il titolo della mostra, ammirando non solo l’opera Matrice del 2015, ma anche la grandezza della sala in cui è esposta. È evidente una contrapposizione fra l’architettura geometrica con elementi in marmo del soprannominato  “Colosseo quadrato” e la materia vegetale malleabile che caratterizza la maggior parte delle creazioni dell’artista piemontese.
Infine, l’opera che conclude la mostra è la serie di scatti fotografici raffiguranti l’artista in età giovanile. Il Giovane Penone indossa delle lenti a contatto specchianti, le quali riflettono ciò che avrebbe visto se non le avesse indossate. Le immagini riflesse sulle lenti, che l’artista non ha potuto vedere nel momento in cui le indossava, verranno viste dallo scultore solo successivamente, attraverso la fotografia scattata a se stesso. In questo modo l’artista posticipa l’azione del “vedere”.

In questo consiste la bravura dell’artista, nella capacità di mostrare all’uomo che la materia per quanto apparentemente solida è in grado di mutare e trasformarsi col passare del tempo.

L’esposizione continua:
Palazzo della Civiltà Italiana
Quadrato della Concordia, 3
fino a domenica 16 luglio
ingresso gratuito
orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00

Giuseppe Penone – Matrice
a cura di Massimiliano Gioni


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