giovedì , 23 marzo 2017
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Il Glitch, ovvero l’errore che sfida l’ordine
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La Glitch Art rappresenta una tendenza artistica contemporanea, diffusasi negli anni ’90 e che ha segnato soprattutto la musica elettronica contemporanea, ma che ha lasciato un’interessante produzione anche nelle arti visive; strettamente connessa da un lato alla videoarte e dall’altro alla fotografia, ha non trascurabili rapporti anche col videogame, col web e coi linguaggi di …

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Cronache dell’immaginario

La Glitch Art rappresenta una tendenza artistica contemporanea, diffusasi negli anni ’90 e che ha segnato soprattutto la musica elettronica contemporanea, ma che ha lasciato un’interessante produzione anche nelle arti visive; strettamente connessa da un lato alla videoarte e dall’altro alla fotografia, ha non trascurabili rapporti anche col videogame, col web e coi linguaggi di programmazione in genere. Che senso ha l’ “errore” in arte oggi?

Il glitch – ovvero l’ errore – stordisce il pubblico, con un evento temporaneo e destabilizzante che rompe il flusso portando il caos nell’ordine, e facendoci chiedere con ansia “se il computer tornerà a funzionare”; nella sua Teoria dell’informazione Claude Shannon, applicando i principi della termodinamica alla scienza della comunicazione, sottolineava come anche le frequenze dei flussi comunicativi posseggano un punto di entropia, che viene raggiunto quando la volontà di pulire il suono, per renderlo quanto più trasparente e chiaro, arriva a compromettere la stessa comprensibilità dell’informazione, facendo collassare la comunicazione. Ogni software di compressione implica una perdita di informazioni, e l’obiettivo dell’assoluta trasparenza, che significa ridurre all’estremo lo spectrum di disturbi e dissonanze del segnale, è destinato al fallimento. Per questo, il glitch, per assumere significato e distinguersi dal failure, deve paradossalmente venire incorporato dal processo, determinando nuovi significati e codici. 
La domanda che potremmo porci è la seguente: il glitch è destabilizzante perché irruzione del caos nell’ordine della téchne automatizzata, e perciò incarna l’innaturale in quanto alterità ed evento nel processo che si sviluppa nelle gabbie dell’eterna ripetizione, oppure, riesce a riscattarci dall’oppressione tecno-informatica riuscendo piuttosto a umanizzare la macchina, reintroducendo un carattere tipicamente e irriducibilmente umano quale è l’errore? Il codice informatico è espressione della ragione strumentale, ma la sovversione di quel codice è possibile solo standone all’interno, conoscendone la sintassi e la grammatica. L’espressione visiva del glitch nella maggior parte dei casi esprime nella sua stessa forma tale opposizione dialettica tra ripetizione, ordine, linearità, formalismo da un lato, e frammentazione, interruzione, irruzione e caos dall’altro.
Per un eccesso di calcolo e di imposizione tecnoinformatica il sistema vigente si è capovolto in imposizione irrazionale, caratterizzata dall’automatizzazione dei comportamenti e dallo svilimento dell’umano; in questo scenario di simmetrie sconvolte, la ribellione è rappresentata sempre dalla negatività del glitch, in questa prospettiva non come caos imposto all’ordine, o come momento di impaccio del meccanismo, ma paradossalmente per l’opposta ragione, ovvero si manifesta come qualcosa che palesa quell’irrazionalità tecnocratica imponendone un’immagine ancor più parossistica e assoluta offerta dalla griglia risultante dal bug di sistema. L’ordine digitale e ipnotico di queste opere è l’elemento di ribellione al mondo frammentario fatto di asimmetrie, divenuto tale per eccesso di calcolo tecnico-informatico.

Il valore del glitch, la sua funzione dialettica, coincide con un suo paradossale limite interno: infatti, oltre ad evidenziare i limiti della tecnica e dei media elettronico-informatici, il glitch mette in mostra (per poter sussistere) allo stesso tempo anche il suo stesso limite, ovvero la necessità di un livello di errore che non sia troppo eccessivo e radicale. L’errore assoluto infatti comprometterebbe il sistema, mandando la macchina o il processore in crash (o tilt), oppure il software rifiuterebbe di processare i dati non facendo ottenere nulla come risultato.
L’artista è anche consapevole di come il glitch non rappresenti esclusivamente un malfunzionamento di ordine tecnologico, ma come sia sempre espressione di un determinato contesto socio-culturale; il noise infatti non esisterebbe senza ciò che viene da esso scardinato, ciò che ad esso si impone e ciò di cui esso è errore. Per questa ragione, non tutta la Glitch Art è progressista e rivoluzionaria, perché molto di ciò che viene ritenuto glitch oggi potrà diventare di moda; non a caso, negli ultimi anni sono emersi moltissimi casi di designer e fotografi che hanno assorbito l’estetica del glitch per investirla sul mercato pubblicitario, emblematico è il caso di Chris Seddon che sostiene la volontà di far emergere una nuova bellezza ri-creando i difetti, attraverso una creazione ponderata del glitch che miri al risultato espressivo.

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