martedì , 12 dicembre 2017
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La magia infinita dell’impressionismo
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La stagione dell’arte che ha caratterizzato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, e perciò l’avvento della modernità espressa dalle sperimentazioni espressive più ardite, non si potrebbe comprendere appieno senza un riferimento specifico a quel movimento definito “impressionismo”. Il movimento impressionista si diffuse con forza in Francia fin dalla metà del XIX secolo, complice un ambiente, quello …


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La stagione dell’arte che ha caratterizzato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, e perciò l’avvento della modernità espressa dalle sperimentazioni espressive più ardite, non si potrebbe comprendere appieno senza un riferimento specifico a quel movimento definito “impressionismo”.

Il movimento impressionista si diffuse con forza in Francia fin dalla metà del XIX secolo, complice un ambiente, quello parigino, come non mai ricco di stimoli e di fermenti culturali; l’impressionismo ha contribuito all’archiviazione di un’idea di arte tradizionale radicata nella classicità e nella convenzionalità: dopo i principali artisti dell’impressionismo come Claude Monet, Edouard Manet, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Edgar Degas e Auguste Renoir l’arte non sarebbe stata più la stessa. Nel gruppo di questi artisti il nome che spicca è quello di Monet, il grande genio che aprì alla tradizione impressionista con Impression, soleil levant, trascinando con sé tutta una generazione di artisti.

Questa rivoluzione avvenne anche alla luce dell’inedita invenzione della fotografia: una volta che l’arte figurativa si era emancipata dal dovere quasi morale di riprodurre il reale quanto più fedelmente, essa si trovava dinanzi una vastità di opportunità tutte originali. L’intuizione di questo gruppo di artisti fu particolarmente legata alla psicologia della percezione: la regola divenne quella di riprodurre sulla tela le impressioni sensibili dirette, senza mediazioni intellettuali. In altre parole si trattava di riprodurre esattamente ciò che l’occhio registrava a contatto con la luce. Quello che ne risultò fu una idea nuova di pittura da cavalletto, capace di cogliere i lampi di luce che si riflettevano sul mare ad esempio, oppure il rosso accecante del tramonto, o le variazioni dovute ai mutamenti climatici e temporali.

Tornare ad interessarsi dell’Impressionismo, nell’epoca della cultura dello spettacolo dove la sperimentazione artistica arranca sempre più, significa anche ricomprendere al meglio i grandi movimenti del Novecento: probabilmente senza Impressionismo non avremo avuto il Surrealismo, il Dadaismo, il Futurismo e tutti i numerosi “ismi” che hanno segnato l’arte dell’ultimo secolo. Per queste ragioni, oggi appare quanto mai affascinante un ritorno al passato, alle origini della contemporaneità, che suona anche come una riscoperta dell’oggi. Allo stesso tempo un proiettarsi in una fase di grande prestigio, ma anche un godere di una poesia visiva senza tempo, fatta di paesaggi luminosi e colorati.


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