mercoledì , 16 agosto 2017
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TV70. Francesco Vezzoli guarda la Rai
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Per tutta l’estate, la Fondazione Prada propone un percorso attraverso gli anni Settanta, tra video-documenti dedicati agli orrori della cronaca del tempo e materiali tratti dai programmi più radicali dell’epoca; il viaggio proposto da Francesco Vezzoli diventa un’introspezione culturale ed esistenziale per ciascuno di noi.  Se è vero che siamo nell’epoca della diffusione planetaria della …

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La televisione negli anni dell’eccesso

Per tutta l’estate, la Fondazione Prada propone un percorso attraverso gli anni Settanta, tra video-documenti dedicati agli orrori della cronaca del tempo e materiali tratti dai programmi più radicali dell’epoca; il viaggio proposto da Francesco Vezzoli diventa un’introspezione culturale ed esistenziale per ciascuno di noi. 

Se è vero che siamo nell’epoca della diffusione planetaria della conoscenza e dell’assoluta accessibilità del sapere per merito delle tecnologie del web, è altrettanto vero che tale profusione entropica e bulimica di immagini, notizie, aggiornamenti, giudizi, narcotizza la coscienza collettiva invadendo ogni angolo dell’immaginario collettivo; il risultato è che manca quel giusto distacco in grado di considerare lucidamente il nostro presente e i fatti che caratterizzano la nostra contemporaneità, soprattutto perché, schiacciati come siamo nella cronaca presente dall’impatto della comunicazione massmediale alimentata da “fake news” e “post verità”, abbiamo perso la capacità di metterci a confronto con le esperienze del passato. Solo attraverso il confronto col passato e con la storia possiamo realmente ricomprendere il presente per mantenere in esso un buon equilibrio; in tutto questo, l’arte assume un ruolo decisivo, perché può farsi essa da garante di questa necessità, ristabilendo elementi di confronto, ma anche tensioni e cortocircuiti, tra presente e passato.

In questo quadro può essere compresa l’operazione straordinaria compiuta da Francesco Vezzoli all’interno degli spazi della Fondazione Prada di Milano: TV70. Francesco Vezzoli guarda la Rai è una mostra per molti versi atipica, che nel corso dei mesi è stata sostenuta e promossa dai canali della televisione pubblica in maniera quasi ossessiva. Uno dei livelli attraverso il quale può essere compreso questo percorso è infatti quello autocelebrativo dell’azienda radiotelevisiva italiana, che attraverso materiali di repertorio propone al pubblico una sorta di viaggio negli anni Settanta per ricostruire l’importanza che la televisione ebbe per quel decennio così complicato e decisivo per la cultura di massa, la politica nazionale e internazionale, l’arte e la coscienza pubblica.

Ma questa è appunto solo l’intenzionalità diretta e superficiale del progetto: il fatto che l’allestimento e perciò il percorso espositivo, e tutta la dimensione scenografica, siano stati affidati a un artista che come Vezzoli è divenuto celebre a livello internazionale nel settore videoinstallativo, evidenzia come dietro la scelta dei materiali di repertorio, i documenti, gli spezzoni rimontati e proposti al pubblico, ci sia in realtà un approccio critico nei confronti dell’Italia contemporanea. In questa maniera in Vezzoli si sovrappongono celebrazione, divulgazione e comprensione critica del funzionamento dei massmedia; ma non solo: c’è l’approccio ironico, caratteristico dell’artista, che attraversa tutte le sale, ammantate da una dimensione artistica capace di trasfigurare la cronaca e l’entertainment.

La popular culture è un referente essenziale della ricerca di Vezzoli, è gli anni Settanta rappresentano un immenso bacino per l’immaginario collettivo, che si sarebbe sviluppato a dismisura nel corso dei decenni successivi: è incredibile notare l’audacia delle immagini che la RAI trasmetteva in quei anni, l’erotismo spesso lascivo e spudorato. “Come se la politica italiana, che evidentemente aveva sottovalutato la potenza dello strumento Tv, le avesse lasciato grande libertà di espressione”, questo dichiara lo stesso artista-curatore, che in questa maniera decide di stuzzicare l’opinione pubblica odierna a partire da una ricomprensione e riscoperta di cos’era in realtà la società italiana 40 anni fa. In questo senso, i video tratti dai telegiornali e dai servizi straordinari che documentano l’orrore della violenza terroristica di quegli anni, tra stragi di massa, omicidi politici, attentati in luoghi pubblici, entrano in corto-circuito con l’immaginario presente, perché ci ricordano come non troppo tempo fa l’Italia fosse messa a ferro e fuoco non da un nemico esterno, ma da noi stessi.

Quegli anni, dove si moriva tutti i giorni, dove ci si sparava per le strade per questioni ideologiche, dove ci si ammazzava a vicenda, sono anni lontani; e se qualcuno rimpiange con nostalgia quella stagione di passione politica, perché avvincente e genuina, deve metterla a paragone con l’epoca di terrore continuo che stiamo vivendo negli ultimi anni. Per questo la comprensione di quegli anni può aiutarci oggi: si tratta di anni di eccessi, perché alle origini del postmoderno i confini varcati erano ben più lontani rispetto a oggi; oggi sfioriamo appena quegli eccessi: la televisione è ben più pudica e bigotta, seppur siamo nell’epoca dell’informazione globale e ipermediale; la popular culture ben più cauta e sterile; ma d’altro canto, non si salta in aria prendendo un treno e non si rimane vittima di aggressioni terroristiche se si fa un’inchiesta giornalistica, e questo sarebbe utile ricordarlo per mitigare il clima di terrore diffuso oggi.

La mostra continua:
Fondazione Prada
largo Isarco, 2 – Milano
fino al 24 settembre
orari: da lunedì a giovedì 10-20, da venerdì a domenica 10-21

TV70 Francesco Vezzoli guarda la Rai
di Francesco Vezzoli
supporto curatoriale di Cristiana Perrella

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