venerdì , 21 luglio 2017
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Martha Cooper
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Palazzo Incontro inaugura la stagione d’arte con una rassegna fotografica dedicata alla “Kodak Girl” di Baltimora, Martha Cooper, sacerdotessa della Street Art. Foto appese con le mollette su un filo, in lenta successione o in rapida sequenza a ricoprire intere pareti bianco spoglie. Le rare didascalie offrono scarse indicazioni lungo il percorso, lasciando spazio di …

8,00

Martha Cooper, gli occhi sulla città

palazzo-incontro-80x80Palazzo Incontro inaugura la stagione d’arte con una rassegna fotografica dedicata alla “Kodak Girl” di Baltimora, Martha Cooper, sacerdotessa della Street Art.

Foto appese con le mollette su un filo, in lenta successione o in rapida sequenza a ricoprire intere pareti bianco spoglie. Le rare didascalie offrono scarse indicazioni lungo il percorso, lasciando spazio di manovra e libertà di interpretazione nelle numerose sale espositive, suddivise per aree tematiche. Palazzo Incontro espone fino al 29 settembre Street Signs una personale dedicata a Martha Cooper, all’interno della rassegna OUTDOOR Urban Art Festival. Numerose stampe che sembrano stese ad asciugare dal bagno di sviluppo, oppure poster incollati alla parete in stile ultra pop. Bianco e nero d’inchiostro alternato ai colori sgargianti delle vernici. Gli scatti di Martha Cooper raccontano la società nell’arco di cinquanta anni, ma ancor più sono celebrati in tutto il mondo per aver contribuito a riconoscere e a diffondere il mondo notturno della Street Art newyorchese dagli anni Settanta, creando immagini che il tempo ha reso icone metropolitane. Classe 1943, la Cooper è praticamente nata con una macchina fotografica al collo. Il padre, proprietario di un negozio specializzato proprio in fotografia, la portava con lui in giro per le strade di Baltimora “alla ricerca di fotografie” e per l’intera sua carriera, è rimasto questo il concetto base nel lavoro della Cooper, perlustrare le strade alla scoperta di foto. Dopo aver insegnato inglese in Thailandia e aver conseguito una laurea a Oxford, Martha Cooper lavora come fotografa freelance in Giappone e gira gli Stati Uniti fino a ottenere il prestigioso impiego di fotoreporter al The New York Post nel 1977. A New York prosegue le sue incursioni nei quartieri più degradati fotografando ogni giorno i bambini che giocano per strada con qualsiasi oggetto di recupero. Durante uno dei suoi soliti sopralluoghi conosce Edwin, un ragazzino che la introduce nel mondo underground dei graffiti. Edwin la invita ad andare a Brooklyn per conoscere “The King”, Dondi, il writer più famoso del momento. Sarà il primo di un lungo archivio di scatti che documentano la controcultura della strada, gli scontri di breakdance, le acrobazie degli artisti alle prese con pennelli e bombole spray, i vagoni di treni e le pareti di palazzi più o meno fatiscenti interamente verniciati di colori, raccolti e pubblicati nel 1984 insieme a Henry Chalfant in un libro dal titolo Subway Art. Il libro non fu un successo immediato, ma contribuì a far circolare il nome della Cooper nell’ambiente di giovani artisti come Keith Haring, Obey, Ron English, che vedevano in lei un modo per poter emergere dall’ombra. Oggi, le fotografie della Cooper sono state esposte nei musei di tutto il mondo e pubblicate anche dal National Geographic. La mostra organizzata a Roma, a qualche mese di distanza da quella allo Spazio di Milano, ripercorre con cura la carriera dell’artista, incluso l’ultimo lavoro Soweto/Sowebo, coppie di scene quotidiane quasi identiche negli omonimi quartieri di Johannesburg e Baltimora. Il video di presentazione sarebbe stato più fruibile a tutti se avesse avuto almeno i sottotitoli in italiano, ma le foto parlano un linguaggio sempre accessibile. Le inquadrature sono essenziali, senza marcati tecnicismi o plasticità delle pose, e attraversate tutte da una speciale tensione, di chi attende anche cinque ore il passaggio di un treno graffitato, di chi coglie l’attimo di concentrazione prima della risata nei bambini che giocano liberi, la tensione dei writers alle prese con le loro creazioni, di un mondo sommerso del quale immaginiamo l’aggressività latente, ma che ci appare vivo e vivace, di scatti presi prima di scappare al riparo dalla polizia, di spazi aperti che sembrano in realtà salotti. Street Signs include anche le fotografie sui tatuatori in Giappone ad arricchire una mostra già ricca di materiale, che una maggiore cura nei confronti del pubblico avrebbe reso impeccabile.

La mostra continua:
Palazzo Incontro
via dei prefetti, 22 – Roma
fino a domenica 29 settembre
orari: da martedì a domenica, dalle 11.00 alle 19.00 (lunedì chiuso)
ingresso libero

Street Signs
di Martha Cooper
a cura di Antonella Di Lullo

8,00

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