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Michelangelo e il Novecento
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Firenze, 17 giugno 2014. In una sorta di gemellaggio, Modena e Firenze accolgono il maggiore pittore e scultore di tutti tempi, Michelangelo Buonarroti. Lungo un percorso espositivo che inizia nel capoluogo toscano e si conclude nella sede emiliana, la sua personalità si mostra fonte di ispirazione per il contesto artistico novecentesco, quel “secolo-enigma”che vanta un’immensa …

8,00

Il Secolo Breve dialoga con Michelangelo

casabuonarroti-firenzeFirenze, 17 giugno 2014. In una sorta di gemellaggio, Modena e Firenze accolgono il maggiore pittore e scultore di tutti tempi, Michelangelo Buonarroti. Lungo un percorso espositivo che inizia nel capoluogo toscano e si conclude nella sede emiliana, la sua personalità si mostra fonte di ispirazione per il contesto artistico novecentesco, quel “secolo-enigma”che vanta un’immensa serie di riproduzioni del Maestro. Design, pittura, architettura, scultura e cinema: nessuna arte è esente dal richiamo che egli suscita. La sua imperante figura è senza tempo.

Come filo rosso, figlio di un gomitolo di lana che non si esaurisce mai, fantasma che girovaga tra i secoli, dio dell’Olimpo che nasce ma non conosce morte: la figura di Michelangelo (Caprese, 1475 – Roma, 1564) ha ricevuto per secoli celebrazioni continue, declinate in forme artistiche sempre nuove e attività culturali diverse.
L’appuntamento più recente con “l’ombra di Michelangelo” è fissato presso la sua dimora, la Casa Buonarroti in via Ghibellina, 70 – a Firenze, dove parte un percorso espositivo intitolato Michelangelo e il Novecento, curato da Emanuela Ferretti, Marco Pierini e Pietro Ruschi. La mostra, che nasce con chiaro intento celebrativo – in occasione del 450° anniversario della morte dell’artista – è stata pensata, fin da subito, come evento suddiviso in due sedi: a Firenze, appunto, e a Modena presso la Galleria Civica. Come spiegano, infatti, Marco Pierini e Pina Ragionieri – dell’Ufficio di Direzione di Casa Buonarroti: «Indipendenti una dall’altra negli aspetti organizzativi, le due istituzioni si affidano a un progetto scientifico comune, sviluppando ciascuna tematiche specifiche, anche cronologicamente scalate […]. Una sostanziale comunità d’intenti e il catalogo unico sono l’inevitabile conseguenza di un interessante e nuovo percorso davvero condiviso». Sostanzialmente unite sotto vari aspetti, la sezione di Firenze dedica però ampio respiro alle esperienze di inizio Novecento, fino a toccare le rotture sperimentali degli anni Sessanta e Settanta, mentre la sede modenese predilige l’influenza che il genio fiorentino ha esercitato sugli artisti della fine del secolo scorso e degli anni Duemila.
Una mostra diversa dalle altre anche perché nata da un lavoro certosino di studio, a lungo meditato. E proprio la ricerca è stato il motore dell’iniziativa: in un panorama museale e artistico dove sempre più frequentemente troviamo percorsi improvvisati, Michelangelo e il Novecento si pone in netto contrasto. Come fanno giustamente notare Ragioneri e Pierini: «Non si tratta, né a Firenze né a Modena, di una parata di capolavori: non che questi siano assenti, ma si è voluto soprattutto far dialogare opere d’arte […] con testimonianze storiche di varia natura: libri, riviste, documenti d’archivio, filmati […]. Il fine è stato quello di porre le premesse per la ricostruzione a tuttotondo di un fenomeno storico, non di raccogliere un’antologia che delibasse esclusivamente gli esiti più alti di una relazione tanto sollecitante».
Grandi personalità artistiche del Novecento danno quindi vita all’ombra michelangiolesca, nelle due sedi espositive: da Gio Ponti, con le maioliche Le mie Donne (1925-1930) – dove il noto architetto evoca la tradizione delle belle donne raffigurate su coppe o piatti che celebrano l’ultimo quarto del Quattrocento fino alla metà del Cinquecento – a Michelangelo Antonioni che, ne Lo sguardo di Michelangelo, un cortometraggio del 2004, annunciato dalla propria ombra, entra in San Pietro in Vincoli, ne percorre le navate e si ferma, in solitudine, davanti alla tomba di Giulio II: dove, in piedi e in silenzio, il regista contempla il monumento di Michelangelo. Come ci spiega uno dei curatori: «Tra il suo sguardo e quello dell’opera, in particolare della figura del Mosè, si instaura una relazione diretta, profonda, reciproca ed esclusiva. Contatto che aumenta di temperatura quando […] la mano trascorre sulla superficie del marmo, ne fa esperienza, tenta gli scavi profondi, accarezza la pietra levigata, saggia le finiture più scabre» e conclude affermando: «Mai s’interrompe il complesso intreccio del reciproco guardarsi: lo sguardo di Michelangelo (Buonarroti) procede dagli occhi del Mosè, lo sguardo di Michelangelo (Antonioni) dalle lenti degli occhiali, figura a loro volta della macchina da presa […]. Lo spettatore ha l’impressione di osservare il complesso scultoreo con gli occhi di Antonioni e quest’ultimo attraverso lo sguardo di Mosè, ma non riesce a inserirsi nel dialogo in corso, la cui intimità non è dato violare».
Tra gli scrittori, non può mancare Gabriele D’Annunzio, che rende omaggio al genio con il gesso parzialmente dorato della testa dell’Aurora, tirata dalla figura michelangiolesca nella Sagrestia Nuova di Firenze, e parte dell’arredo del Vittoriale, la residenza lombarda dell’eccentrico scrittore abruzzese. In particolare, come osserva Tommaso Mozzati – del comitato scientifico della mostra – è nota «La peculiare passione per copie desunte dai più importanti capolavori del Buonarroti (che) accompagnò il letterato pescarese per tutta la sua esistenza» e continua: <<[…] è anche interessante sottolineare come il romanziere […] non solo richiedesse patine preziose, ma amasse arricchire queste opere secondo un gusto peculiare, con drappi, gioielli o estensive dorature: quasi una traduzione della “trasmutazione alchemica”, considerata dall’artista principio di ogni creazione».
Buona mostra a tutti.

La mostra continua:
Casa Buonarroti
Via Ghibellina, 70 – Firenze
fino a lunedì 20 ottobre
orari: tutti i giorni, tranne il martedì (chiuso), dalle ore 10.00 alle 17.00

Galleria Civica – Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande, 103 – Modena
fino a domenica 19 ottobre
dal 20 giugno all’11 settembre 2014 dal giovedì alla domenica dalle 19.00 alle 23.00

aperture straordinarie
sabato e domenica 21 e 22, 28 e 29 giugno dalle 17.00 alle 23.00
dal 17 settembre al 19 ottobre 2014 dal mercoledì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30
sabato e domenica dalle 10.30 alle 19.30

in occasione del Festivalfilosofia
venerdì 12 settembre apertura dalle 9.00 alle 23.00
sabato 13 dalle 9.00 all’1.00, domenica 14 dalle 9.00 alle 21.00

Michelangelo e il Novecento
a cura di Emanuela Ferretti, Marco Pierini e Pietro Ruschi
Catalogo della Mostra
a cura di Emanuela Ferretti, Marco Pierini, Pietro Ruschi
edito da Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI)

8,00

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