venerdì , 21 luglio 2017
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Milano Manga Festival 2013
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I primi di maggio si è aperta a Milano una mostra dedicata al fumetto giapponese e ciò che esso ha rappresentato nei decenni per gli abitanti del Paese del Sol Levante, fino alla conquista dell’Occidente. Il Milano Manga Festival è un evento molto importante per il panorama dei fumetti giapponesi. Mai fino ad ora era …

8,00

Milano festeggia 200 anni di Manga

rotonda-della-besanaI primi di maggio si è aperta a Milano una mostra dedicata al fumetto giapponese e ciò che esso ha rappresentato nei decenni per gli abitanti del Paese del Sol Levante, fino alla conquista dell’Occidente.

Il Milano Manga Festival è un evento molto importante per il panorama dei fumetti giapponesi. Mai fino ad ora era stata pensata e realizzata una manifestazione di tale impatto, con una mostra fissa di tre mesi (dal 3 maggio al 21 luglio), altre mostre temporanee, e una serie di incontri con autori come Yōichi Takahashi (Holly e Benji), Yoshiyuki Sadamoto (Evangelion), Yamazaki Mari (Thermae Romae) e Gō Rikiya.
Contagiate dalla copertura mediatica su internet ed entusiaste all’idea di vedere coi nostri occhi, e per la prima volta, una mostra su quella che per noi è un’autentica passione, ci apprestiamo a organizzare la visita… nonostante qualche piccolo inconveniente quando tentiamo di informarci meglio sulle proposte.
Le nostre aspettative rimangono comunque alte, e infine optiamo per un giorno infrasettimanale tranquillo.
Il sito scelto per l’esposizione è inconfondibile: nata come cimitero e oggi meta di eventi e mostre, la Rotonda della Besana compare davanti ai nostri occhi con tutta la sua suggestiva storia. All’interno, abbracciata dai porticati e immersa nel verde, troviamo la settecentesca ex chiesa di San Michele, casa del Milano Manga Festival.

A una prima occhiata siamo confuse, ma fa caldo e la caffeina del mattino non è ancora entrata in circolo. La sala è strutturata a croce; costeggiando le pareti verso sinistra si visitano le varie sezioni che ripercorrono cronologicamente la storia dei manga. Si parte da quelle che sono considerate gli embrioni del genere, ossia le opere di artisti come Santō Kyōden, Matsukawa Hanzan, Kuniyoshi Utagawa e l’immancabile Hokusai, e si arriva al manga del futuro, digitalizzato, passando per il debutto sui giornali in forma di vignette satiriche, la nascita delle riviste-contenitore organizzate per generi e infine il boom, negli anni 80 e 90, del genere manga anche all’estero.

Il nostro tentativo di immergerci nello spirito della mostra ben presto si scontra con l’assenza di didascalie, che penalizza la maggior parte delle opere esposte; i pannelli illustrativi provano a compensare, ma alla terza rilettura – corredata di tentativo di confronto dei kanji – continuiamo a nutrire qualche dubbio. Grazie al cielo, le guide – efficienti e preparate – giungono in soccorso nostro e degli altri pochi visitatori.

Suggestivo l’effetto creato dalla serie di tavole di grande formato che ci accompagnano lungo la mostra e che ripercorrono per gradi la storia del manga, passando da classici quali Una ragazza alla moda e Edgar eAllan Poe, fino ad arrivare a I giorni della sposa o Haganai. Peccato però si tratti di riproduzioni. Le uniche tavole originali, infatti, sono quelle nella zona dedicata a Naruto – uno degli “eventi speciali” in programma – che nel complesso sembra un grosso cartellone pubblicitario per gadget a tema, come la Soda Naruto (limited edition della Lemon Soda).
Altrettanto scarna la sezione dedicata a Holly e Benji, dove schermi trasmettono puntate apparentemente casuali del celebre anime (in italiano) e uno sfondo cartonato permette di scattarsi fotografie coi propri idoli calcistichi. Sicuramente era più affollato durante la visita del creatore della serie, che ha lasciato come souvenir una parete piena di disegni a pennarello.
Il padiglione più deprimente, però, è quello tematico dedicato ai legami fra manga e vita quotidiana. In un angolo buio, un pannello chilometrico ci spiega il rapporto fra i costumi di Sailor Moon e le tendenze fashion nel paese del Sol Levante, mentre su un tavolo a pochi passi giacciono abbandonati lattine e adesivi dell’onnipresente Soda Naruto (anche sponsor della mostra – chi l’avrebbe mai detto?). Tre cuffie appese alla parete in rappresentanza del settore “musica” trasmettono, misteriosamente, un’aria della Turandot; ci guardiamo intorno in cerca di qualcuno che possa spiegarci l’arcano, ma dev’essere ora di pranzo, perché le guide si sono improvvisamente dileguate.
Lasciamo la mostra per metà deluse e per l’altra metà sconcertate. Le opere dei pittori della tradizione, come Hokusai e Utagawa, ci hanno colpite al pari di un Van Gogh o di un Monet; ma il resto della mostra – il “grosso” della mostra, che doveva/voleva rivolgersi anche al pubblico più giovane – non ci ha convinte. Da una parte abbiamo temi estremamente complessi relegati a una zona unica, con risultati funesti per quanto riguarda la comprensione; dall’altro, banalità (come i gadget) che occupano inutilmente sezioni troppo ampie, spandendo una puzza sospetta di “brodo allungato”.
Non possiamo dire di non aver imparato niente, ma il dubbio ci perseguita: tutto questo vale il prezzo del biglietto?
Proseguiamo recandoci al WOW per l’esposizione di dōjinshi. Stavolta si entra gratis, e le tavole esposte sono tutte originali, ma l’entusiasmo si spegne subito quando ci rendiamo conto che… non c’è granché da vedere. Una cinquantina di tavole incorniciate ed esposte alle pareti, un pannello che riassume brevemente il “fenomeno dōjinshi” in Giappone, e nient’altro.
Di nuovo, le poche indicazioni fornite sono insufficienti per un profano e ridondanti, quando non imprecise, per il visitatore esperto; dalla traduzione di “dōjinshi” con “rivista” (che rimanda a un insieme di pezzi di autori diversi; le dōjinshi, invece, sono semplicemente “autopubblicazioni” – a volte di più autori, a volte no) alla mancata spiegazione del fenomeno in termini di fan-art (e infatti tutte le tavole esposte che riusciamo a riconoscere sono “original”; ma in Giappone sono molto diffuse – se non più diffuse – le dōjinshi basate sulle serie più popolari, come Sailor Moon o Full Metal Alchemist).
Passiamo comunque in rassegna le tavole una ad una, commentando stili e inchiostro e andando a caccia di tutte quelle minuscole imperfezioni che possono distinguere una dōjinshi da un manga ordinario. Anche così, ci mettiamo non molto a completare il giro ed è difficile convincersi che è valsa la pena venire fin lì apposta.
L’unica nota veramente positiva è lo spazio WOW, il sole caldo che picchia sui giardinetti, i bambini che giocano fuori e i ragazzini appassionati di fumetti che scorrono gli scaffali della biblioteca all’interno – questa sì, una tappa consigliata a tutti gli otaku (e non) di Milano e dintorni.

Le mostre continuano:
Rotonda di via Besana
via E. Besana, 12 – Milano
fino a domenica 21 luglio
orari: martedì, mercoledì, venerdì, domenica, ore 10.00- 20.00; giovedì e sabato, ore 10.00 – 22.30 (lunedì chiuso)

 

Milano Manga Festival
200 anni di arte Manga
a cura di Isao Shimizu
supervisore del progetto Osamu Takeuchi
collaborazione per l’Italia Toshio Miyake
promosso da Comune di Milano – Cultura
ideato e prodotto da Asatsu-Dk Inc.
in collaborazione con Associazione Culturale Giappone in Italia
con il Patrocinio di Consolato Generale del Giappone a Milano; Ambasciata d’Italia a Tokyo; Fondazione Italia Giappone

 

Eventi:
Gō Rikiya Day
martedì 25 giugno ore 17:00
incontro con l’autore sul tema Come nasce un manga

Mari & Tori Day
mercoledì 26 giugno dalle ore 14:00
mini lezione di manga e disegno, a seguire conferenza degli autori

Sadamoto Days
venerdì 5-domenica 7 luglio
sessioni di autografi, talk show e incontri con i fan

Sede satellite:
WOW Spazio Fumetto
viale Campania 12 – Milano
fino a domenica 21 luglio
orari martedì-venerdì 15:00 – 19:00; sabato domenica 15:00 – 20:00
ingresso gratuito
www.museowow.it

8,00

One comment

  1. mariangela ferrarini

    Sono un’ appassionata di manga , di cui tengo una rubrica sul giornalino della salute mentale di Lodi, che si chiama “Parole in libertà”…Da bambina divoravo letteralmente CANDY CANDY, so che adesso quei giornaletti valgono una cifra…Ma in genarale, tutti i fumetti mi piacciono, mi piacerebbe anche saperli creare, ma sono negata per i disegno…Comunque , tanti saluti Mariangela Ferrarini

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