sabato , 27 maggio 2017
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Oltre la parola dipinta
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“Amo dipingere parole ma la mia pittura nasce soprattutto dal silenzio.” Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope, descrive così l’origine della sua ispirazione artistica. Oltre la parola dipinta è il titolo dell’esposizione dedicata alle sue opere più recenti che, fino al 15 settembre, saranno esposte allo Spazio Oberdan di Milano. Dopo aver esordito da giovanissimo …

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Tra il suono e il segno

spazio-oberdan-milano“Amo dipingere parole ma la mia pittura nasce soprattutto dal silenzio.”

Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope, descrive così l’origine della sua ispirazione artistica. Oltre la parola dipinta è il titolo dell’esposizione dedicata alle sue opere più recenti che, fino al 15 settembre, saranno esposte allo Spazio Oberdan di Milano.
Dopo aver esordito da giovanissimo nel mondo della grafica e dei fumetti, l’artista – figlio del grande Mogol – ha deciso di seguire le orme del padre e ha firmato i testi di alcune delle canzoni di artisti italiani del calibro di Laura Pausini, Elisa, Raf e Adriano Celentano. La carriera da paroliere gli ha regalato un grande successo e tante soddisfazioni professionali. Tuttavia, a un certo punto, Cheope ha sentito la necessità di recuperare un approccio figurativo con il linguaggio. Così, da una decina d’anni, Alfredo Rapetti Mogol ha cominciato a dipingere scoprendo che le parole, oltre che scritte o pronunciate, possono anche essere raffigurate.
Lungo un profondo percorso artistico, Cheope ha recuperato il valore del segno. In un mondo in cui la comunicazione si fa sempre più virtuale, l’artista cerca di riportare l’attenzione sulla scrittura fisica: “Talvolta la grafia racconta della persona molto di più di quello che c’è nel contenuto dei suoi scritti. Il segno svela di che qualità siamo fatti. Oggi non siamo quasi più abituati a scrivere: ci fanno male le mani dopo poco. Le lettere non si scrivono più a mano, ma al computer e perdono quel valore incommensurabile che è dato dalla scrittura fisica.”
La sua pittura monocromatica e polimaterica esalta i vuoti e le parole che compaiono sulle tele. Il colore non ricopre un ruolo da protagonista all’interno dell’esposizione, le sfumature di tinta che campeggiano sulle opere a parete rimandano al bianco, al grigio e qualche volta al nero: come su un foglio di giornale, a emergere sono soprattutto le scritte. L’unico elemento che riesce a sovrastare le opere, realizzate con bitume e cemento, è il suono. Quello che s’insatura tra le immagini e la musica è un dialogo fitto e denso di spiritualità. Se alcune sale sono “mute”, in altre risuonano le musiche del +Collective: un gruppo di artiste del Conservatorio, già allieve di Mogol, che hanno registrato i suoni dell’artista alle prese con la tela per poi rielaborarli con la musica elettronica.
Particolarmente suggestiva risulta la scelta d’intrecciare il suo lavoro grafico con dei canti in sanscrito. Il pubblico resta ammaliato dall’armonia con cui le note musicali si fondono ai segni raffigurati e – lasciandosi conquistare da quest’atmosfera intima e rarefatta – ha l’impressione di poter finalmente raggiungere ciò che si trova oltre la parola dipinta.

La mostra continua:
Spazio Oberdan
viale Vittorio Veneto 2 – Milano
fino a domenica 15 settembre
orari: mercoledì, venerdì, sabato e domenica ore 10.00 – 19.30; martedì e giovedì ore 10.00 – 22.00

Oltre la parola dipinta
opere di Alfredo Rapetti Mogol
a cura di Gianluca Ranzi
promossa da Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura

Didascalie
Cielo mediterraneo_2
120x140cm, nr1488, acrilico e bitume su tela
Scrittura universale_2
140x120cm, acrilico su tela

8,00

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