domenica , 19 novembre 2017
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Paris en liberté
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Fino al 3 febbraio il Palazzo delle Esposizioni accoglie la mostra Paris en liberté, una raccolta dei celebri scatti del fotografo Robert Doisneau. E la ville lumière risplende nel cuore della città eterna. Volti anonimi e seducenti persi nei café e nei metró, donne anziane che tracciano percorsi sconosciuti in vicoli senza tempo, folle urbane …

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Parigi nel cuore di Roma

Fino al 3 febbraio il Palazzo delle Esposizioni accoglie la mostra Paris en liberté, una raccolta dei celebri scatti del fotografo Robert Doisneau. E la ville lumière risplende nel cuore della città eterna.

Volti anonimi e seducenti persi nei café e nei metró, donne anziane che tracciano percorsi sconosciuti in vicoli senza tempo, folle urbane che si radunano e disperdono nei boulevards e nelle piazze sterminate, celebrità del cinema, della moda e della letteratura colte nella loro quotidiana umanità. E tutt’intorno la città – sempre protagonista, oggetto primario di ogni scatto – abbraccia la sua gente in una stretta che a volte sembra far male.

Si dimentica di essere a Roma, muovendosi nelle sale espositive dedicate a Robert Doisneau e alla sua arte. Si dimentica anche la Parigi conosciuta e vista con i propri occhi, per riscoprirla attraverso i suoi. Una «passeggiata fotografica» in cui il visitatore simula il passante parigino che «struscia contro l’arredo urbano» fino a farlo proprio, a maturare verso di esso un senso di appartenenza e, inversamente, di proprietà.

Appare subito chiaro, sin dalle prime foto esposte, che Doisneau amava giocare attraverso l’obiettivo: molti scatti sono infatti accompagnati da titoli che, attraverso brillanti jeux de mot, rappresentano la chiave di lettura dell’immagine stessa. Si pensi a Venus prise à la gorge (letteralmente “Venere presa alla gola”) che rappresenta uomini intenti a sollevare la statua in oggetto afferrandola in realtà per i seni (giusta la traduzione italiana del titolo in “Venere presa di petto” che non disperde l’effetto del gioco linguistico), o al ritratto di Sandrine Bonnaire, una donna che ride felice e che lascia intendere un’allusione al suo cognome (Bonnaire ha un suono pressoché identico a bonheur, felicità), o allo scatto che immortala due suore di spalle concentrate a decifrare la mappa di Parigi alla fermata del metró Sèvres-Babylone, il cui titolo è Sèvres et Babylone, come se i due termini (qui separati da et) fossero i nomi propri delle due suore protagoniste.

Anche l’attitudine di Doisneau a “osservare chi osserva” è costruita come un sapiente gioco di specchi. Accade nella serie dedicata agli osservatori della Gioconda al Louvre, come pure in quella intitolata La vitrine de Romi, (saggiamente esposta su ambo le facciate di una parete in plexiglas per ricostruire l’impressione di una vetrina guardata sia dall’interno che dall’esterno) in cui il fotografo immortala le espressioni dei passanti che si trattengono a osservare un quadro osé esposto alla galleria d’arte Romi.

Man mano che si prosegue nel percorso, la presenza assolutista della città si impone a chi guarda senza mezzi termini. Le panoramiche del traffico urbano – tappeti di vetture incastonate ordinatamente sul mosaico stradale, un esercito rumoroso contro il muto e audace pedone che azzarda il suo attraversamento – danno ragione di una Parigi che, per quanto la si desideri sempre poetica e rétro, cede alla lusinga del progresso e rinuncia in parte alla sua identità fiabesca e romantica. È una città che muta col mutare dei tempi, ma che preserva comunque degli scampoli di sé piacevolmente anacronistici, come si vede nelle foto scattate nei bar e nei bistrot, dove uomini e donne si abbandonano allo smarrimento dell’alcol e del ballo, come se non ci fosse un domani. Immagini di splendidi anonimati, di folla indifferenziata che integralmente costituisce le peuple parisien e che poco dopo cede il passo, nel percorso espositivo, ai volti illustri che la città vanta. Marguerite Duras, Raymond Queneau, Simone de Beauvoir, Jacques Prévert, solo per citarne alcuni inerenti alla colossale produzione letteraria francese. Per non parlare dei protagonisti della moda, ambito a cui è inevitabilmente consacrata una sezione: Christian Dior, Yves Saint Laurent, Chanel, Jean Paul Gaultier, gli atélier e le indossatrici alle prese con i modelli creati rendono conto dell’universo patinato e luminescente che ha reso Parigi celebre in tutto il mondo.

Così, lasciando il museo, il visitatore custodisce la solida impressione di aver passeggiato per la ville lumière in compagnia di Robert Doisneau, di aver visto realmente luoghi e incontrato persone, di aver toccato con mano la città distrutta e ricostruita del dopoguerra, quella vitale e ottimista del boom economico, quella sempre più astratta dell’urbanizzazione contemporanea. E sullo sfondo sempre lei, la Tour Eiffel, che più che mai “osserva ed è osservata” e per questo sintetizza, nella sua struttura metallica, tutto il senso dell’arte fotografica di Doisneau.

La mostra continua:
Palazzo delle Esposizioni
via Nazionale, 194 – Roma
fino a domenica 3 febbraio
orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 (lunedì chiuso)
 
Azienda Speciale Palaexpo, Atelier Doisneau, Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, Civita, con il patrocinio della Ville de Paris e di Roma Capitale presentano
Paris en liberté
di Robert Doisneau

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