martedì , 12 dicembre 2017
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Pasolini Roma
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Continua fino al 20 luglio la mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, una coproduzione internazionale del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, della Cinémathèque Française de Paris, dell’Azienda Speciale Palaexpo – Palazzo delle Esposizioni di Roma e del Martin-Gropius-Bau di Berlino, curata da Alain Bergala, Jordi Balló e dall’indimenticato Gianni Borgna. «Fuggii con mia madre …

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Pasoliniana memoria

palazzo-esposizioni-romaContinua fino al 20 luglio la mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, una coproduzione internazionale del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, della Cinémathèque Française de Paris, dell’Azienda Speciale Palaexpo – Palazzo delle Esposizioni di Roma e del Martin-Gropius-Bau di Berlino, curata da Alain Bergala, Jordi Balló e dall’indimenticato Gianni Borgna.

«Fuggii con mia madre e una valigia e un po’ di gioie che risultarono false, su un treno lento come un merci, per la pianura friulana coperta da un leggero e duro strato di neve. Andavamo verso Roma».

Con questi versi tratti da Poeta delle Ceneri ha inizio il cammino nella Roma di Pasolini al Palazzo delle Esposizioni.
La mostra è coinvolgente e la disposizione delle sale scarna e quasi teatrale; essa lega con delicata maestria le esperienze personali e l’evoluzione del genio poliedrico di Pasolini e fa conoscere la sua arte scandalosa e molto umana avvalendosi di numerose testimonianze.

L’allestimento, infatti, sfoggia un percorso organizzato cronologicamente in sei sezioni, tra fotografie, audio, video, lettere, giornali, disegni e una piccola collezione di opere d’arte da lui molto amate.

Un percorso, un cammino dicevamo, doloroso che si apre con la fatidica data del 28 gennaio 1950, stazione di Roma. Pier Paolo, insegnante, ha ventotto anni ed è stato denunciato per atti osceni: oltre a non potere più insegnare in alcuna scuola pubblica, è stato espulso dal Partito comunista. La barbarie italica è evidente ma Pasolini, condannato a morte sociale, trova un’immagine divina nelle borgate romane. Comincia così questa storia di redenzione. Comincia con dei grandi incontri: nella capitale Pasolini ha l’occasione di conoscere Ungaretti, Gadda, Bassani, Sergio Citti (vocabolario parlante di romanesco) e Sandro Penna, il santo anarchico, l’amico verso cui nutre un autentico culto.

Nel 1955 pubblica Ragazzi di vita, il suo primo romanzo, e di quel periodo sono le prime sceneggiature per Fellini, Bolognini e altri registi. Nel frattempo si trasferisce in via Carini, nello stesso edificio in cui abitano Attilio Bertolucci e la sua famiglia.
La mostra ospita numerose testimonianze di un giovanissimo Bernardo Bertolucci, futuro aiuto regista e discepolo di Pier Paolo, tra cui la sceneggiatura de La commare secca, il primo lungometraggio del regista di Parma. Testimonianze impreziosite dalla famosa intervista in cui Bertolucci racconta di aver fatto aspettare fuori dalla porta Pasolini prima di essersi accertato che non fosse un ladro.
Dopo la scrittura, prendendo ispirazione dalla pittura del primo Rinascimento, Pasolini si dedica direttamente alla regia e gira la trilogia romana: Accattone, Mamma Roma e il controverso La ricotta (sul cui set incontra Ninetto Davoli, grande amore della sua vita).
Dopo la trilogia il cinema pasoliniano prende nuove strade, si allontana dalle borgate e diventa più cosmopolita. Nel 1966, a causa di un’ulcera che lo costringe a letto, scrive sei tragedie e si disamora di Roma e della sua innocenza perduta nel consumo di massa. Anche le proteste sessantottine gli paiono insozzate da uno spirito borghese prepotente e assetato dello stesso potere di cui si erano abbeverati i padri.

La malinconia per la purezza arcana dei giovani corpi amati nelle borgate si fa sempre più grave e Pier Paolo, depresso per il matrimonio di Ninetto, cerca di ricrearla nella tormentata trilogia della vita, che poi abiurerà . Nel frattempo, lavora alla stesura di Petrolio, ultimo, grande e incompiuto romanzo e al film Salò o le 120 giornate di Sodoma di cui non potrà assistere all’uscita perché il suo corpo martoriato verrà ritrovato senza vita il 2 novembre 1975.

Alla fine di questo percorso artistico sapientemente costruito si sperimenta una catarsi amara, la quale si unisce ad un appello. Un appello che mira a destarci dalle comode poltrone dei palazzi in cui ci siamo rinchiusi, che ci sprona a recuperare la sacertà della Purezza, della Bellezza e della Libertà, quella vera.

foto: Federico Fellini e Pasolini, durante le riprese di Accattone, 1962

La mostra continua
Palazzo delle Esposizioni

via Nazionale, Roma

Pasolini Roma
dal 15 aprile al 20 luglio 2014
a cura di Gianni Borgna, Jordi Balló, Alain Bergala

8,00

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