venerdì , 21 luglio 2017
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Pertini, l’uomo dello sdegno e della speranza
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L’esposizione documentaria del Presidente più amato d’Italia è a Pisa, dal 16 al 28 febbraio. Moriva venticinque anni orsono, commuovendo coloro che l’avevano ammirato. Moriva con sette anni trascorsi sul seggio della Presidenza e novantatrè sul seggio della vita. Parliamo di Alessandro Pertini, noto alle masse col nome di Sandro, settimo Presidente della Repubblica italiana, …

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Pertini: perché oggi?

059_palaxio-novo_lungarno.jpg_1908417926[1]L’esposizione documentaria del Presidente più amato d’Italia è a Pisa, dal 16 al 28 febbraio.

Moriva venticinque anni orsono, commuovendo coloro che l’avevano ammirato. Moriva con sette anni trascorsi sul seggio della Presidenza e novantatrè sul seggio della vita.
Parliamo di Alessandro Pertini, noto alle masse col nome di Sandro, settimo Presidente della Repubblica italiana, in politica sin dal Primo dopoguerra. Uno dei pochissimi o forse l’unico presidente veramente amato. La città di Pisa lo ricorda, dal 16 al 28 febbraio, con la mostra documentaria Pertini, l’uomo dello sdegno e della speranza, presso Palazzo Gambacorti, in piazza XX Settembre – presente all’inaugurazione, anche il Sindaco Marco Filippeschi.

L’esposizione è limitata, come annuncia il titolo, a una serie di documenti che ne ripercorrono la vita e l’estesa parabola politica, nonché le fasi della sua accanita lotta alla dittatura fascista, che gli frutteranno nel 1925 il carcere e l’esilio in Francia, nel ’43 la condanna a morte dalle SS – condanna dalla quale si salverà grazie all’intervento partigiano.
Eroe della Resistenza, abile oratore, uomo profondamente sensibile, se ne traccia la figura anche attraverso alcuni documenti privati, quando – tra gli infiniti brani che contornano la sala – sono presentati descrizioni e stralci di lettere di vario genere, quali alla farmacista Mati, il suo primo amore. E poi alla madre che tenta di liberarlo dalla prigionia facendo domanda di grazia, salvo essere rimproverata dallo stesso Sandro, che a un tribunale fantoccio non accetta di sacrificare il valore delle proprie idee.

Semplice ma dettagliata (ci informano persino della votazione con la quale il Presidente si è laureato in giurisprudenza), la mostra non manca di soffermarsi su uno tra gli eventi chiave della sua vicenda umana, simbolico per la stessa Pisa: il suo arresto, avvenuto nel ’29 nel fu Corso Vittorio Emanuele, mentre, rientrato clandestinamente in Italia dall’esilio sotto falso nome, si recava a un appuntamento con Ernesto Rossi. Il progetto comune: un attentato a Benito Mussolini.
Sfilano sulle bacheche le testate di giornale delle date salienti, copie dei suoi discorsi pubblici, fotografie. Non manca neppure un resoconto degli eventi drammatici che sono accaduti nel periodo in cui è stato in carica come Presidente, dal terremoto dell’Irpinia alla tragica morte di Alfredino Rampi a Vermicino – situazioni che toccarono nel profondo questo politico così lontano dai salotti e dai giochi di potere e così vicino al suo popolo.

In breve, una collezione di testimonianze assolutamente esauriente (quando non tediosa). Nessun dettaglio è omesso, ogni caratteristica è minuziosamente trascritta. Ma il problema potrebbe essere appunto questo, che la mole del materiale – i fitti metri di bacheca da leggere – portino il visitatore insofferente a saltare ampie parti della mostra. D’altronde, si tratta di un’esposizione documentaria e  l’elemento visivo è stato solo parzialmente tenuto in considerazione il 26 febbraio, al Teatro Lux, dove alle ore 10.30 è stato proiettato il film documentario Mi mancherai. Ricordo di Sandro Pertini – a cui è succeduto l’incontro con il professor Stefano Carretti, dall’Associazione Nazionale Sandro Pertini, e con Valdo Spini, Presidente del Circolo Fratelli Rossini.

In conclusione, al curatore Andrea Balestri va riconosciuto il merito di aver presentato una raccolta completa di documenti, capace di ritrarre l’uomo, oltre che lo statista, ma al contempo di volgere lo sguardo a quanto gli accadeva intorno (non a caso, figurano anche rappresentazioni caricaturali di vari vignettisti, numeri di riviste contemporanee, francobolli tematici, e altro). D’altro canto, l’organizzazione dell’esposizione è innegabilmente pesante, seppur ricca.
Consigliata agli intelletti appassionati di storia, a lettori insaziabili e a quei politici che necessiterebbero di rammentarsi qualcosina.

E in sala, la carrozza di Garibaldi sta da Dio.

La mostra ha avuto luogo:
Palazzo Gambacorti
piazza XX Settembre
fino a sabato 28 febbraio
da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle 19.00.
sabato, dalle ore 9.00 alle 13.00

Pertini, l’uomo dello sdegno e della speranza
a cura di Andrea Balestri

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