sabato , 21 ottobre 2017
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Triumphs and Laments di William Kentridge
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Difficile da fotografare, impossibile da descrivere, l’opera murale di Kentridge ha sfidato e sfida tutt’oggi il degrado da parte di chi non comprende fino a fondo il suo valore. In collaborazione con Sky Arte HD, RAI Cinema, Lia Rumma e Tevereterno, già in anteprima internazionale al Festival di Roma, verrà proiettato in tutto il mondo, …


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Una passeggiata di mezzo chilometro con la storia di Roma

Difficile da fotografare, impossibile da descrivere, l’opera murale di Kentridge ha sfidato e sfida tutt’oggi il degrado da parte di chi non comprende fino a fondo il suo valore.

In collaborazione con Sky Arte HD, RAI Cinema, Lia Rumma e Tevereterno, già in anteprima internazionale al Festival di Roma, verrà proiettato in tutto il mondo, da New York a Pechino, il lungometraggio che novella l’intero percorso della colossale opera murale Triumphs and Laments di William Kentridge, unica testimonianza a memoria futura. 
Roma salvi la mia opera”: sono state queste le parole decise dell’artista africano di origine ebraica, residente a Johannesburg; 
Il bohémien a tutto tondo, già conosciuto nel bel paese con la sua opera a mosaico nella metropolitana a Napoli, riceve dall’Italia in costante aggiornamento via e-mail le foto della sua opera site specific. L’appello dell’artista è inevitabile: “Se Roma ama davvero la mia opera, la salvi”.

È evidente infatti il deturpamento da parte di writers, che hanno imbrattato in buona parte lo straordinario fregio, che nello scorso 2016 ha ricoperto i muraglioni secolari del Tevere. L’inaugurazione fu un grande evento, una grande presentazione scenica, quasi se non del tutto teatrale, a cui parte della popolazione capitolina ha partecipato. Danze e ombre ne faranno una cornice e un’ambientazione straordinaria, ombre che convergendo sul fregio daranno vita a una scenografia ricca di emozioni.

La novità è che l’opera avrà una vita, quattro o cinque anni afferma Kentridge. L’impermanenza è proprio il tema centrale dell’opera, il fatto che l’opera sia destinata a sparire fa parte del suo concetto…ma non così! La città eterna – così hanno a cuore chiamarla soprattutto i romani “de Roma” – rischia di essere sempre meno immortale se inciviltà e senso civico raggiungono sempre più infimi livelli, e ciò accade soprattutto tra i più giovani: scritte, tag e graffiti di vario genere hanno degradato non solo il secolare travertino del Tevere, ma anche l’opera, fino a farla diventare irriconoscibile e scabra. I murales sono arte, le tag sono bozze artistiche, lo sfregio un’altra cosa.

L’opera non solo è il progetto più ambizioso realizzato dall’artista fino ad oggi, ma anche l’opera più grande d’arte contemporanea realizzata nella città. Cinquecento metri, da ponte Sisto a ponte Mazzini, dove più di ottanta figure alte fino a 10 metri rappresentano (anzi celebrano) le più grandi vittorie e sconfitte dai tempi mitologici ad oggi, formando un corteo sulle rive del Tevere. Non sono semplici rappresentazioni, la peculiarità è nel fatto che tutto ciò è stato ottenuto attraverso la pulizia selettiva della patina biologica, costituita da limo ed inquinamento, dai grandi muraglioni del fiume romano. Insomma, un lavoro di sottrazione, che con l’aiuto di enormi stencil realizzati in laboratorio dall’artista, ha dato vita a figure mitologiche e storiche, tutto ciò con un pizzico di rappresentazione personale dell’artista. In maniera allegorica la storia viene deformata in maniera satirica, alterata ma mai cambiata.
Romolo e Remo, Pier Paolo Pasolini, le donne di Lampedusa, Aldo Moro, La lupa capitolina, Garibaldi, San Pietro, ciò basta a far capire la moltitudine di argomenti trattati nel grande murale che ha a cuore la grande e millenaria storia della Roma “Caput Mundi”.

Si punta il dito, in un certo senso, conto l’artista dichiarandolo un po’ ingenuo qualora avesse pensato che un opera “all’aperto” sarebbe potuta rimanere immacolata fino alla sua totale scomparsa per motivi naturali (la totale ricomparsa della patina sul travertino). Kentridge ha risposto molto bene alle accuse affermando che sarebbe stato molto semplice per l’amministrazione capitolina preservare l’opera moritura, in quanto i graffiti e le scritte che la deturpano sono solo sullo sfondo bianco, peraltro realizzate con delle semplici bombolette spray, un aspetto sicuramente positivo che ha permesso alla sovrintendenza di ripulire una grande opera e ridargli il valore che merita. L’opera durerà infatti all’incirca quattro anni, quindi preservarla in quel lasso di tempo è un’ottima scelta sia dal punto civico che artistico fino a quando gli agenti atmosferici faranno con il fregio ciò che ha fatto la storia con l’uomo: rimuoverlo.

Triumphs and Laments non troverà mai pace. Già dalla nascita i problemi furono tanti e le polemiche non poche. Ma si sa, l’italia in questo sa il fatto suo: l’opera fu realizzata dall’artista dopo ben due anni di lotte burocratiche. Alla realizzazione infatti alla città di Roma mancava il sindaco e la città era in subbuglio; “ora o mai più” furono queste le parole chiavi di William Kentridge, che permisero lo svolgersi e la realizzazione finale dell’opera, dopo mille rinvii e problemi burocratici. La buona notizia è che la sovrintendenza capitolina ha fatto il suo dovere, dal momento che il fregio è stato ripulito; insomma la richiesta dell’artista africano è stata accolta. La città e i milioni di turisti che affollano ogni giorno il quartiere trasteverino avranno d’ammirare una delle più grandi opere d’arte contemporanea che Roma abbia avuto.
Ripulita finalmente (o risporcata), come preferite.

L’opera è visitabile:
Ponte Sisto_Ponte Mazzini
Lungotevere , Roma Trastevere

Triumphs and Laments
di William Kentridge


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