L’epidermide straziata e l’elettrizzante bacio della vita

Una nuova stagione artistica si inaugura nella galleria capitolina Anna Marra Contemporanea, dove il soffice vento del rinnovamento porta l’artista Aron Demetz a plasmare la rigenerazione dell’evoluzione.

Ardere, bruciare e corrodersi; azioni pericolose ma proprio per questo inesauribilmente cariche di fascino, nonostante la loro facilità a evocare idee di distruzione e morte, esse divengono metafora della vita nella sua più sincera e ammaliante verità. Soffio vitale concretizza l’essenza immateriale e astratta del vivere con le ardenti fiamme del divino elemento dalla duplice vocazione: la mitologia greca vuole gli dei Ade e Efesto essere i guardiani ai quali era consacrato l’uso del fuoco, ma se il dio dei morti, crudele, poteva sprigionarne in un attimo il potere distruttore, era il secondo che poteva invece vantarne la capacità creatrice e rigeneratrice; come un moderno Efesto l’artista italiano Aron Demetz (classe ’72) manipola il fuoco per realizzare la sue creature biomorfe che riecheggiano il mondo naturale e primitivista. Passione e dolore si rendono carne viva, fianco a fianco incedono sulla terra, negli spazi della galleria Anna Marra Contemporanea, in occasione dell’esposizione Aron Demetz – Rigenerazioni, sempre con la loro poesia e la loro forza rigeneratrice, capace di riesumare i morti e di creare una realtà purificata dalla macchia della colpa.

Creature dormienti, si ridestano mutate nei loro contorni e nel loro DNA. Gesso, legno e ferro combattono una serrata guerra di dominio sulla forma, nell’abbagliante speranza del trionfo finale. Il risultato della mutazione è sorprendente: corpi antropomorfi alieni si ergono maestosi e ieratici come totem del nuovo secolo. Chimere moderne, le figure stagliano i loro profili essenziali nell’aria terrestre, impregnando lo spazio conquistato. Il bianco del gesso e il nero del legno bruciato si ricongiungono vivaci e docili al contempo, creando un’alterazione sofisticata e affascinante. Il riuscito innesto si può apprezzare nell’attraente Evidenza dislocata: l’ibrida figura androgina rivela le sue numerose ferite inflitte dal tempo e dall’incendio divampato sulla sua pelle. Ogni taglio porta con sé dolore e perdita, ma come l’araba fenice riemerge dalle sue ceneri più solenne e forte, così il calore dona nuova vita al materiale, i tagli ramificati vanno a comporre la nuova fragile venatura del corpo ormai artificiale sostenuta dagli strati del gesso candido, che riequilibrano la stabilità venuta meno grazie alla loro corposità e densità.

La sagoma femminile acquista una nuova identità e un nuovo scopo, l’antica memoria del materiale si sposa a quella del tempo presente, del tempo della mutazione e della rinascita. Il tema della memoria è analizzato con maggior incisione in Endgultigkeit del 2010: un volto bronzeo rugoso, tempestato dalle lacerazioni dovute alle abrasioni della combustione dell’anima di legno al suo interno si palesa in tutto il suo disfacimento. Memoria visiva della devastazione, il viso si deforma e altera i suoi lineamenti al punto tale da modificare la sua realtà figurativa e trasmutarla in dimensione puramente astratta. Lontana dalla figurazione, il volto perde le sue primigenie fattezze e forgia un singolare aspetto, un’identità rinnovata e battezzata nel fuoco. Medesima è l’esordiente personalità assunta dai Bozzetti di Burnig Man che realizzati con la stessa tecnica di Endgultigkeit forgiano i prototipi della nuova specie futuristica.

Diversamente l’opera Autarchia del materiale celebra la la potenzialità della materia, tramite il diverso approccio che presenta la scultura: uno schizzo aforme sembra in procinto di innalzarsi, delineando i suoi bordi, ma questi rimangono invece nella fase preliminare come la traccia di un’idea non realizzata, pensata ma appena volata via, come la visione di farfalla smaterializzata. Trasmutazione e rigenerazione condividono lo stesso destino nelle opere Sud, Senza titolo, Alessia e Germinazione. La levigatezza del tronco è spezzata dalla ruvidezza improvvisa delle schegge acuminate, lesioni e piaghe colpiscono la lignea creatura, che piuttosto che perire sotto i colpi dell’artista si rende immune dalla violenza, assorbendone l’energia potenziale e rivitalizzandola la riqualificano in qualità estetica. Il cerchio della vita riprende il suo naturale corso, morte e vita si avvicendano nel loro ciclo vitale e la metamorfosi si compie meravigliosa; la natura si rigenera, i rami tornano a crescere e le piante germogliano nuovamente. Alla fine del percorso Pangea chiude l’anello tematico: la figura umana rattoppata e ferita da chiodi che ne uniscono i lembi di pelle e dai segni degli strumenti che l’hanno portata alla luce si pone come monito profetico della condizione esistenziale e come speranza del mondo ricongiunto, la pelle dell’essere tenuta insieme non può che richiamarel’unificazione delle terre emerse nell’era del Paleozoico.

Appassionarsi, innamorarsi e soffrire non possono che essere le allegorie di quel ardere, bruciare e corrodersi che qualificano la vita delineata dalle sue tre fasi fondamentali: nascere, crescere e morire. La fascinazione esaltante scaturita dalle sculture di Demetz si rileva proprio in questi atti sacri, che rendono la vita tale; ingredienti essenziali sono impressi organicamente nelle creazioni dell’artista, che da materia inorganica e morta si rianimano, respirando l’anelito della vita iniziano a vivere essi stessi. Il passaggio nel fuoco, sia come atto simbolico che come atto fisico, concede alla materia di purificarsi dalle scorie dell’esistenza primordiale. La purezza permea ogni opera avvicinandola allo stato ancestrale della perfezione.

Il ritorno al primitivismo è evidente, così come l’intenzione di esplorare le tecniche e le risorse e le possibilità insite nella materia. L’epilogo della ricerca risponde a diversi quesiti esistenziali; se nella sofferenza l’umanità sembra spezzarsi l’arte di Demetz concede una speranza di rinnovamento. Si dice che dopo la tempesta spunti sempre il sole, le pelli martoriate e turbate dei corpi scultorei, ancora in piedi e dallo sguardo imperturbabile, sembrano voler mostrare proprio come il cielo sia tornato sereno, nonostante i dolori patiti e il viaggio tortuoso attraversato.

La mostra continua:
Galleria Anna Marra Contemporanea
Via Sant’Angelo in pescheria, 32 – Roma
dal 9 ottobre al 30 novembre 2018
dal lunedì a sabato, dalle ore 15:30 alle 19:30

Aron Demetz – Rigenerazioni
a cura di Lorenzo Respi

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