Street art: sperimentazione creativa e controinformazione

Esposte a Firenze, all’interno di palazzo Medici Riccardi, alcune stampe del misterioso artista inglese in grado di denunciare le contraddizioni della società contemporanea.

Nessuno sa quale sia la reale identità del famoso street writer dallo pseudonimo vagamente balcanico. Esistono però diverse ipotesi, tra le quali quella che sia il fondatore del gruppo musicale Massive Attack, il britannico Robert Del Naja (ex street writer lui stesso) al quale Banksy afferma di ispirarsi da sempre. Poche sono le informazioni certe: nato a Bristol (secondo uno studio/indagine), sui 45 anni circa e universalmente noto grazie ai canali social.
Le sue street artwork, opere d’arte di strada, possono essere definite dei veri capolavori, perché di questo si tratta. Semplici nel tratto ma immediate nella fruizione del messaggio, compaiono improvvisamente negli angoli più impensabili e spesso remoti del globo. L’ultima, in ordine di apparizione, appena prima di Natale in un sobborgo di Port Talbot, in Galles, denuncia l’inquinamento atmosferico di questa località all’apparenza remota, con l’immagine di un bambino che, mentre assapora i fiocchi di neve dai quali si lascia allegramente ricoprire, respira anche, inconsapevolmente, il pulviscolo nocivo emesso da un cassonetto in fiamme. E grazie alla prospettiva e all’uso delle due pareti del garage sul quale si dispiega il murale, i candidi fiocchi di neve si trasformano in ceneri inquietanti. Al palazzo Medici Riccardi di Firenze, in esposizione fino 24 febbraio 2019, poco più di una ventina di stampe che lui stesso fece produrre e mise in vendita agli albori della sua carriera artistica, all’inizio degli anni 2000, attraverso una propria print house, per autofinanziarsi alcuni soggiorni londinesi.

La domanda che sorge, però, spontanea è come possa uno street writer, considerato tra i maggiori al mondo, duplicare le proprie opere in modo tale da poterle addirittura stampare su carta; le stesse opere che, spesso, scompaiono dai muri in un batter d’occhio, magari sepolte tra insignificanti cartelloni pubblicitari. Può sembrare un controsenso presentarsi come un artista seriale, soprattutto per chi, a differenza della maggioranza degli artisti ambiziosi di far parte delle top ten del settore mettendosi in luce in prima persona, preferisce rimanere immerso nelle nebbie della mancanza di un’identità massmediatica. La risposta al quesito è presto svelata, almeno a livello tecnico (meno a livello ideologico). Per eludere le forze dell’ordine e gli arresti, ai quali tutti gli street artist sono esposti, Banksy usa la tecnica dello stencil, cioè la produzione su un supporto rigido dell’immagine che poi trasferirirà su muro, in modo tale da dover solo riempire con della vernice, in pochi minuti, gli spazi vuoti. La velocità è un fattore chiave della street art (non a caso detta anche guerrilla art) in particolar modo se i messaggi riportati sono di protesta contro il sistema politico, il capitalismo, la guerra, la distruzione dell’ambiente – in breve, messaggi di lotta dal basso, di opposizione allo status quo. Ai giorni nostri, dato che Banksy è ormai un artista quotato, va notato che le sue opere sono battute all’asta – anche se tale scelta suscita dubbi e critiche – con la responsabilità della rimozione dal supporto murale a carico dell’acquirente.
All’entrata dell’esposizione fiorentina alcune frasi celebri dell’artista a caratteri cubitali mettono subito alla prova i visitatori: “We can’t do anything to change the world until capitalism crumbles. In the meantime we shoud all go shopping to console ourselves” (Non possiamo fare nulla per cambiare il mondo finché il capitalismo non si sgretola. Nel frattempo dovremmo andare tutti a fare acquisti per consolarci, t.d.g.). Un artista dall’ironia tagliente, perspicace, schierato politicamente e impegnato nelle tematiche sociali e ambientali, tanto da andare fino in Palestina per portare i suoi messaggi anti-violenza e a favore dei diritti umani, autografando sui lunghi chilometri di muro che divide Israele dalla Cisgiordania almeno sette opere: trompe-l’oeil che illuminano il cuore, rendendo un po’ più umano quell’immenso ostacolo alla pace tra i due popoli.
Opere certo provocatorie e spesso sarcastiche, che comunicano sempre un senso di contrapposizione, come la Madonna con la pistola apparsa anni fa in una piccola piazza di Napoli accanto a un tabernacolo di una composta effige della Vergine con in braccio il bambin Gesù. Messaggi diretti e precisi che non è possibile eludere da una seria riflessione. Messaggi che si avvicinano a quelli prodotti dall’interferenza culturale tra gli anni 80 e 90, soprattutto negli Stati Uniti,  dove i jammer capovolgevano i messaggi della pubblicità, utilizzando gli stessi cartelloni, per diffondere un pensiero differente e ferocemente critico.
Street art al servizio del popolo  inteso come classe sociale, tanto che le opere di Banksy sono considerate affreschi popolari (come potevano esserlo i murales messicani degli anni 20 del Novecento). Opere che appaiono all’improvviso, enigmaticamente, tanto quanto misteriosa rimane l’identità dell’artista. Scelta che, a conti fatti, sembra la migliore per garantirsi un’incondizionata libertà di movimento a garanzia della futura produzione. All’attivo di Banksy anche diversi libri che riproducono le sue opere con dettagli e commenti; e Exit Through the Gift Shop, un docufilm sull’arte di strada, candidato all’Oscar nel 2011 e premiato al Sundance Film Festival, la manifestazione cinematografica dedicata al cinema indipendente.
Un autore di cui non bisogna perdere le tracce.

La mostra continua:
Palazzo Medici Riccardi

via Cavour, 2 – Firenze
fino a domenica 24 febbraio 2019
orari: tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00 (giorno di chiusura mercoledì)

Banksy – This is not a photo opportunity
a cura di Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli
prodotta e organizzata da Associazione MetaMorfosi
con il sostegno della Regione Toscana
con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze
con il contributo della Fondazione Guglielmo Giordano

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