lunedì , 18 giugno 2018
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Bertozzi&Casoni | Così è (se vi pare)
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È marzo e ancora una volta le porte della galleria Anna Marra Contemporanea si aprono per sbalordire con la mostra Bertozzi&Casoni – Così è (se vi pare). In mostra visioni di molteplici e incantati mondi, creature di ceramica e costruzione di piccoli universi cristallizzati. Avere tutto e niente allo stesso tempo, sovraccaricare le proprie aspettative …

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L’ammaliante trucco corrosivo del reale

È marzo e ancora una volta le porte della galleria Anna Marra Contemporanea si aprono per sbalordire con la mostra Bertozzi&Casoni – Così è (se vi pare). In mostra visioni di molteplici e incantati mondi, creature di ceramica e costruzione di piccoli universi cristallizzati.

Avere tutto e niente allo stesso tempo, sovraccaricare le proprie aspettative e i propri pensieri, e accumulare una distesa di oggetti impilati gli uni sugli altri, mare invadente dalle alte onde che travolgono lo spazio intorno al centro del singolo: questo è il tratto caratterizzante dell’ormai comune pensiero consumistico della società occidentale. L’occidente vive costretto in un horror vacui perenne senza via di scampo dal bisogno smisurato di conservare, necessità patologica ed evidente sintomo di un malessere sotterraneo e nevralgico. L’illusione della società del piacere, dove nel nuovo regno di Mida tutto si può ottenere facilmente e così come lo si è ottenuto, lo si può gettare e dimenticare nell’oscurità più totale dell’oblio, è solo appunto un tranello, una sottile mistificazione. La realtà è ben altra cosa, così variopinta, dinamica e riservata. Essa non nasconde nessuna verità assoluta, nessun unico principio da rispettare, poiché essi sono tanti e molteplici così come l’essenza della vita. Molteplici sono anche le vie rivelate con riguardo da Bertozzi e Casoni nella loro personale Bertozzi&Casoni -Così è (se vi pare) ospitata negli suggestivi spazi della galleria Anna Marra Contemporanea di Roma. Qui opzioni alternative che finora nessuno aveva degnato di attenzione, causa la costante ricerca della sola realtà inesattamente esistente, si svelano immaginifiche e geniali.

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In questo senso l’opera che apre la mostra, Composizione n. 14, si fa effige del relativismo della realtà secondo il quale la realtà non è mai univoca, ma cela in sé svariate dimensioni; così la parete sulla sinistra superato l’ingresso si ricopre di cassette per il primo pronto soccorso nelle quali sono custodite altruisticamente gli oggetti più strani e quelli meno adatti a far parte di un kit primissimo soccorso: dentifricio, coni gelato spezzati, madonnine, bustine di cibi giapponesi, flaconi di borotalco, funghi, barattoli, lattine, pacchetti di sigarette, scatole di fiammiferi, radio, museruole per cani, e tanto altro, oltre ai normali medicinali. Sotto tutti gli oggetti, che compaiono come per magia quando si aprono gli scomparti, si può identificare a una certa distanza un paesaggio naturale, una foresta innevata abitata da cervi. Animale sciamanico per eccellenza, che collega il mondo materiale con quello spirituale, il cervo si intravede maestoso nonostante i confini a esso imposti dalla divisione dei rettangoli; ciò è merito dei nidi d’ape che lo costituiscono, perché avvicinandosi nuovamente all’opera si scorge la vera fattezza della selva e degli animali: miele e alveoli insieme danno vita a quegli esseri speciali mediatori di dimensioni e realtà.

Come il cervo anche il miele assume qualità divine, in quanto nettare dorato dalle mistiche e innumerevoli proprietà; veniva un tempo considerato il cibo degli dei e per questo veniva ritenuto prezioso legame tra terra e aldilà, e celebrato (nell’antico Egitto e in altre civiltà antiche) in quanto elemento di connessione tra i due mondi distanti. Allo stesso modo di Composizione n. 14, dove c’è un’attenzione particolare non solo al dettaglio ma anche al complesso degli elementi anche nelle altre opere di Bertozzi e Casoni è possibile ritrovare la stessa accuratezza nella scelta delle vedute sia microcosmiche che macrocosmiche. Ad esempio eccezionale è la finitura nella lavorazione della ceramica in Quel che resta dove tazzine di caffè rovesciate giacciono insieme a dolci smangiucchiati su piatti sporchi accatastati l’uno sull’altro e tra questi sono costretti gli scontrini che dimenticati soffocano sotto quel mare di oggetti che li sovrasta, sigarette, forchette, caramelle e bustine di zucchero si gettano sul piano come fossero i bastoncini del gioco Shangai. Qui la riflessione come una punta di diamante si fa ancora più acuminata e scava ancora più a fondo rispetto alla precedente opera dove la realtà si frammentava e vita-morte e rinascita si alternavano in un delizioso carosello. Con questa scultura i due artisti interrogano il fruitore su cosa rimane dopo l’incessante uso e consumo di cose e vizi; la corrosione è la nuova padrona del mondo che esteticamente armonizza il caos e l’entropia della Terra invasa da scarti di consumo. Questo è ciò che accade anche in Cestini della discordia dove scaraventati gentilmente i rifiuti riassumono in sé la vitalità dell’oggetto inutile, consumato e danneggiato che è solo immondizia, potenza distruttrice e creatrice nello stesso istante. La spazzatura che indica solitamente quello di cui non si ha più bisogno e che quindi non si vuole più vedere, è ora attorniata da piccole chiocciole che scivolano indisturbate sulla superficie di un nuovo mondo ibrido e corrotto, nel quale lo spirito della società si riduce a essere quello di un mostro deforme, alimentato dall’ipocrisia e dedito al culto del dio denaro al quale si vende. Le chiocciole che percorrono il terreno compromesso dai rifiuti indicano ciò che sarà in futuro, chiaroveggenti presagiscono l’ignoto del domani e come agenti spirituali trovano nel terreno marcio i segni di quel che sarà.

Img 20180316 Wa0002 (1)Uno dei pezzi più affascinanti della mostra è però Tavolino Roma, su di esso vengono abbandonate buste della Fujifilm, occhiali da sole, un rossetto rosso, sigarette nel posacenere, medicinali e tazzine da caffè appena usate. Le macchie puntinate e gli spruzzi sul piano blu oltremare formano costellazioni e nebulose riconducendo tutto ad un ordine naturale superiore. L’effimero mondo turistico viene fatto salire sul banco dei colpevoli, e mentre i turisti si allontanano continuando indisturbati il loro viaggio, qualcuno si troverà a pulire i resti del loro passaggio. Il sentore di decadenza e nostalgia riecheggia vistoso e irrequieto in quest’opera dal tratto magico. Con Clay Island infine i due artisti rivisitano invece l’iconica Merda d’artista di Piero Manzoni: moltiplicandola la incastonano in una piramide che si erge spettrale e austera; melma grigia come fango fuoriesce copiosa dalla scatolette grigie anche loro ricoprendole completamente e travolgendole, in questo mondo con l’immagine della piramide la merda d’artista riacquista freschezza e si fa esplicita la volontà d’immortalità nascosta non solo nell’opera di Manzoni, ma anche nel concetto del rifiuto che favolisticamente si aggiunge all’orizzonte iconografico moderno.

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Mondo delle meraviglie, stupisce gli astanti che si ritrovano a dover fare i conti con posizioni difficili da prendere: si può essere buoni o cattivi, attivi o passivi di fronte ai grandi problemi che la realtà deve fronteggiare ogni giorno, essere vincitori non vuol dire nulla se il mondo perisce per colpa delle sregolatezze e degli eccessi che caratterizzano il comportamento deviato dell’uomo post-moderno; attenzione è la richiesta che i due artisti muovono al fruitore delle sculture in ceramica che sembrano replicare la realtà per quella che è, quando invece con uno sguardo più attento, appunto, si capisce bene che sono rappresentazioni di una delle visioni della realtà alterata. Il mondo non appare mai come realmente è; composto da varissimi materiali e umori non può che far vivere milioni di realtà nella sua infinitezza, le possibilità e le variazioni sono anch’esse infinitesimali e forse non si potrà mai comprendere tutte le sue smisurate sfumature e non ci saranno vincitori né vinti, ma sicuramente è possibile notare un glitch nelle tante sfumature, errore che non deve essere in grado di generare ulteriori errori ma che va circoscritto, e ciò è possibile appunto solo tramite la cura e l’attenzione. Monito e riflessione critica sulla realtà contemporanea la mostra di Bertozzi e Casoni è sicuramente un appuntamento da non perdere, una stanza della meraviglie dalla quale si può uscire più consapevoli oltre che esclusivamente meravigliati.

La mostra continua:
Galleria Anna Marra Contemporanea
Via Sant’Angelo in pescheria, 32 – Roma
dal 6 marzo al 7 aprile 2018

Bertozzi&Casoni – Così è (se vi pare)
a cura di Lorenzo Respi

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