Il genio dei paradossi prospettici e delle metamorfosi

Per la prima volta a Napoli, nelle sale del PAN/Palazzo delle Arti Napoli, la retrospettiva dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher.

Una grande esposizione itinerante che ha lasciato visibili tracce del suo passaggio e ha registrato forte affluenza di pubblico, ovunque sia stata accolta. Escher, l’uomo prima dell’artista, amava l’Italia, in special modo il sud della penisola: la Campania in testa, ma anche le altre regioni, dove l’arte, l’architettura e la vita erano e sono più percettibilmente mediterranee, luoghi di sintesi dei segni lasciati dalle differenti culture, religioni e lingue, che qui sono transitate nei secoli. Escher amava Napoli e alcune tra le località costiere più belle, tanto da dedicare a questi incontaminati paesaggi, profumati di agrumi, diverse tra le sue prime opere di matrice figurativa: delicati e affascinanti disegni pieni di atmosfera.

Artista non comune, Escher non è un pittore, né propriamente uno scultore; si potrebbe bensì definire un artista dell’illusione, che presenta le sue figure su di un piano singolo – anche se originariamente tridimensionali – e che, in seguito, ne ripropone le sembianze reali, ma solo illusoriamente, grazie alla grande abilità nel disegno e nei giochi prospettici. Escher, il visionario, è un incisore – tecnica artistica considerata minore, senz’altro di nicchia, che lui riesce, però, a rendere, insieme alla grafica, di eccezionale livello. Utilizzando principalmente la xilografia (e talvolta la litografia), esegue un intaglio finissimo su legno, che fungerà poi come un timbro per imprimere il disegno su fogli di cartoncino. Alcune tra le opere che risultano da detta tecnica sono autentiche miniature: pochi centimetri quadrati che sembra impossibile pensare siano state prodotte da lavoro umano, tanta è la perfezione stilistica ed estetica.

In questo si può in parte ravvisare il genio di Escher, ossia nella minuzia, nella scientificità delle linee e nella perfezione estetica – oltre che nei paradossi delle prospettive e nelle metamorfosi delle forme che trascinano l’occhio in sequenze di animali o geometrie sempre differenti, eppure indissolubilmente intrecciate tra loro.

Come già scritto, Escher è stato molto legato all’Italia, tanto da vivere tra Roma e il sud della penisola per numerosi anni, incontrando, proprio sulla Costa Amalfitana – come in un quadretto romantico – una ragazza svizzera che diverrà sua moglie. Nel nostro Paese fin dal 1922, l’artista maturerà qui la sua personalità creativa, affinando tecniche estetiche, grafiche  e prospettiche, affascinato dalle linee del paesaggio e dalle architetture della costa campana, arzigogolate e misteriose, che riflettono il mondo arabo come delle piccole casbah. Nel 1923 la sua prima mostra italiana sarà a Siena. L’artista olandese scapperà improvvisamente dall’Italia con tutta la famiglia nel 1935, quando non sopporterà più il clima creatosi sotto il dispotismo di Benito Mussolini, rifugiandosi in Svizzera.

La vasta retrospettiva napoletana è coerentemente collegata ai trascorsi del maestro in questa città – sia attraverso le opere ideate nella prima fase della sua vita artistica, sia per l’influenza emotiva che si sarebbe in seguito palesata nella grande rivoluzione estetica e creativa dei lavori successivi, nutriti sempre dall’energia propria di questi luoghi. La mostra include altresì una sezione, intitolata Eschermania, dove sono esposti abiti di stilisti famosi che si rifanno ai suoi motivi geometrici o copertine di album musicali di importanti gruppi – quali i Pink Floyd – che riproducono i suoi labirinti prospettici. E potremmo anche notare come lo stesso Escher abbia forti legami con la figuratività del movimento psichedelico e i ghirigori della mente umana – quasi fosse un precursore inconsapevole di quella fase artistica germinata negli anni 60 e 70 del secolo scorso. Molte le assonanze anche con il Surrealismo, importante corrente artistica nata a Parigi nel 1920 – al quale contrappone però il rigore scientifico delle forme anche in caso di rimandi a immagini surreali.

Un artista completo che stupisce per l’eleganza delle opere prodotte e permette di cogliere molti spunti sui quali riflettere. Sull’inganno visivo, indubbiamente, ma in primis su quello mentale.

La mostra continua:  
PAN/Palazzo delle Arti Napoli 
via dei Mille, 60 – Napoli
fino a lunedì 22 aprile
orario: tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30

Escher 
evento promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli
a cura di Mark Veldhuysen e Federico Giudiceandrea
mostra prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation

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