Dagli omini di Depero alla statuaria di Conta

Due personali nello spazio dedicato al contemporaneo di Lucca. Protagonisti uno tra gli artisti più eclettici del periodo futurista, Fortunato Depero, e un giovane e brillante scultore e pittore trentino, Giorgio Conta.

Designer, pubblicitario, illustratore oltre che artista nel senso più tradizionale del termine. Depero è stato l’antesignano, in Italia, di quel connubio tra arti maggiori e minori in tempi di industrializzazione e albori dei consumi di massa che, forse meglio di altri, ha saputo conciliare la propria vena creativa e un’autonoma cifra stilistica alle esigenze del nuovo mercato dell’arte. A Lucca si ripercorre la carriera del maestro – trentino come il giovane Conta – concentrandosi sugli anni 20 e 30 e, ovviamente, sul rapporto privilegiato con la Campari.

Partendo dal terzo piano, ecco alcune opere del periodo newyorkese con l’autopubblicità per la Depero Futuristic House (china e inchiostro rosso, 1929) che, nelle geometrie taglienti e nelle fughe prospettiche così come nel didascalismo del messaggio ricorda il russo El Lissitzky. Accanto, l’illustrazione per New York – Film Vissuto, libro mai pubblicato (china e collage, 1931), che recupera la tecnica del papier collé di chiara matrice futurista (ma anche cubista). In mostra, allo stesso piano, molti omini à la Depero, stilizzati e geometrici, utilizzati anche per copertine di riviste di moda. Ma più interessanti, e forse meno noti, Montagne russe a Coney Island (china, 1930), dove Depero riesce a restituire la varietà e complessità delle giostre in una compenetrazione di piani in cui si posizionano strutture architettoniche costruite con semplici lettere; e la prima di copertina di Auto-Atlas The News 1930 (china e inchiostri colorati su cartoncino, 1929) in cui, come Keith Haring farà decenni dopo, ricrea un intero universo umano ma anche animale e naturale con figure/logo di uno stile e di un artista.
Corrosivo l’olio su tela Big Sale (1929/30), laddove il tycoon sembra rivestito delle armi che vende. Mentre i collage per Cappuccetto Rosso (1929) mostrano un gusto adulto per il macabro che si sposa con influenze semi-tribali (vedasi la protagonista persa nel bosco).
La stanza Campari consacra la perfetta corrispondenza tra libertà artistica e incisività del messaggio pubblicitario, tra creatività anche a livello di tecniche e materiali (dalla tarsia in panno alla litografia fino alle maquette in legno verniciato) e resa mediatica.

Al secondo piano il Depero più politicizzato del periodo futurista. Guerra! Italia! (collage, matita e tempera su cartone, 1915) di chiara matrice interventista vede spiccare la rivendicazione Rovereto italiana. Molto interessante, anche per le affinità con il Balla, il Carrà e il Boccioni futuristi (lo studio del corpo in movimento nello spazio e la scelta del soggetto: cavallo e cavaliere), Corsa ippica tra le nubi (olio su tela, 1924). Il mito della velocità si sovrappone a uno studio sulla compenetrazione dei piani e sui punti di fuga delle vie di forza. Vissuto nel crogiuolo artistico del primo Novecento, Depero mostra anche un debito verso De Chirico e Carrà, e la pittura metafisica, in Lettrice e ricamatrice automatiche (olio su tela, 1920/21). Una sala a parte è dedicata al Depero pittore pre e post-Seconda guerra mondiale. La tarsia su stoffe colorate torna prepotente dimostrandosi tecnica prediletta, così come la compenetrazione dei piani un must futurista al quale restare ancorati – in particolare in Riti e splendori d’osteria (olio su tavola, 1944), dai colori bruniti e quasi funerei come l’espressione dei bevitori; e in Elasticità di gatti (olio su tavola, 1939/43), dove le forme arrotondate e il gioco di concavo/convesso si staglia nella nitidezza dei colori puri e degli studi cromatici (à la Balla). Molti anche i contributi grafici per altre ditte, oltre alla Campari, e non solamente in ambito pubblicitario ma pure nell’arredamento. Oltre alle copertine di riviste – come La rivista illustrata del Popolo d’Italia, in cui le forme virano verso una geometrizzazione che non diventa però astrattismo.

Nel seminterrato e nel lounge, l’esposizione continua con la personale di un altro artista trentino, il contemporaneo Giorgio Conta che, nella lavorazione del legno, ha trovato una forma espressiva compiuta come dimostra, soprattutto, con Nosce te ipsum (legno, 2017) – laddove quel conosci te stesso ha la bellezza estrinseca del Narciso che si specchia nella propria perfezione e l’insondabilità dell’io che si cela e rivela nel riflesso acquoso dello specchio. La levigatezza delle forme corporee cede, a volte, al gusto per una metateatralità che mette in mostra la scelta e la composizione dei legni usati per l’intarsio. Mentre i molti disegni preparatori dimostrano, con la loro asciuttezza graffiante, sia le capacità pittoriche di Conta sia un’espressività e una resa talmente autonome dalle opere finite da potersi considerare, a tutti gli effetti, opere figurative finite e godibili in sé stesse.

Le mostre continuano:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art
via della Fratta, 36 – Lucca
orari: da martedì a domenica, dalle ore 10,00 alle 19.00 (chiuso il lunedì e il 15 agosto)

Fortunato Depero. Dal sogno futurista al segno pubblicitario
a cura di Maurizio Scudiero e Maurizio Vanni
fino a domenica 25 agosto
organizzazione Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art e Omina
in collaborazione con Archivio Depero, Rovereto
con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Camera di Commercio di Lucca, Confindustria Toscana Nord, Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara, Confesercenti Toscana Nord e Confartigianato Imprese Lucca
con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Gesam Gas+Luce

Giorgio Conta. Scolpire un territorio
a cura di Maurizio Vanni
fino a domenica 9 giugno

Foto: Giorgio Conta, Lo sguardo oltre (legno e ferro, 2019) 

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