Jenny Saville (Seconda parte)

In mostra a Firenze, l’artista più cara al mondo

Prendiamo in mano il testimone sulla mostra disseminata in vari palazzi e musei fiorentini, concentrandoci sul Museo del Novecento e proseguendo il discorso della collega Simona Frigerio su www.inthenet.eu.

Ci eravamo lasciati al primo piano del Museo del Novecento con Claire (matita su carta, 2003/2004) e ritroviamo la medesima modella in un acrilico, pastello e matita su tavola del 2018/2021. Ecco comparire più definitamente e compiutamente lo sfasamento di forme, quasi che, accanto o sotto la figura ritratta, Saville voglia riportare tutti gli studi fatti precedentemente compenetrandoli nello stesso spazio – sebbene nati in tempi diversi. Una sorta di rielaborazione di tecniche cubiste (o futuriste) o rimandi a epoche in cui i pittori riutilizzavano tele proprie o di altri cosicché, oggi, ai raggi x possono emergere capolavori nascosti dietro a croste – o viceversa. Il medesimo stilema si nota in Electra (carboncino e pastello su lino, 2012/2019). Accanto, vari studi per Mother and child dove l’accento è invariabilmente posto sull’irrequietezza dei pargoli e la stanchezza di madri sfatte.

Sullo stesso piano, ma in un’altra ala del Museo, un Carcass study (carboncino su carta, 2004), chiaramente un omaggio al Bue macellato di Rembrandt – ma potrebbe esserlo anche a Le Bœuf écorché di Chaïm Soutine.

Di stampo completamente diverso Study for John (matita su carta, 2010). La concentrazione sul volto pensoso, e sulle mani, mostra un rispetto sincero verso il modello – maschio – visto come persona pensante e agente. La sopraffazione e la violenza tornano in Study of wrestlers (matita e pastello su carta, 2018), dove lo studio sul movimento dei lottatori professionisti pare al servizio di una composizione di altro genere, come la lotta accanita tra due migranti in corsa per un posto su qualche barcone di fortuna o di due persone affamate che si contendono l’ultimo tozzo di pane. Nella medesima stanza anche alcuni schizzi appena abbozzati, dove Saville sembra spingersi verso il non figurativismo, come nello studio più interessante del piano (a parte Exodus), ossia Suspension study (olio e carboncino su carta da pacco, 2000/2001). Forse tale corrente astratta non le avrebbe dato la fama raggiunta con le sue Pomone disfatte e infelici, ma la pennellata à la Vedova ha un soffio maggiormente vitalistico e l’accordo dei colori mantiene una matericità interessante.

Scendiamo al piano terra per la serie di ritratti dove si ritrova la figura di Circe ma anche un Self portrait (esplicitamente after Rembrandt). I quattro quadri nella sala a destra sono oli (o tecniche miste con oli). L’uso del colore, più che espressionistico e teso a rivelare l’intimità del soggetto, è deturpante – si avverte quasi il piacere di distruggere la bellezza di un volto regolare, di una carnagione vellutata, di una giovinezza luminosa.

Nella sala principale si nota Chasah (olio su lino, 2020), viso di giovane africana dallo sguardo e dall’espressione sottilmente penetrante dove il colore assume caratteristiche deturpanti solo avvicinandosi al quadro, mentre da lontano ne accentua la rotondità piena e i giochi di luce. Al contrario di Circe II (acrilico, olio, pastello a olio e pastello su tela, 2019/2021), ove ogni tratto, scelta coloristica e resa espressiva mira a comunicare un senso di disfatta angosciosa.

In chiusura, Rosetta II (olio su carta montata su tavola, 2005/06), ovviamente con rimandi a Lucian Freud – l’artista che più chiaramente è matrice della poetica di Saville. La modella non vedente, già presente al primo piano in studi, torna con i suoi occhi acquosi e vuoti, con uno sguardo e un’espressione dolenti che, ancora una volta, non ci convincono: dare questa immagine dell’essere ciechi è forse più vecchia di quanto si pensi, e forse per questo Saville ha tanti estimatori, perché ci restituisce i nostri preconcetti – intatti.

Note a margine: il video con l’intervista a Saville non è, almeno al momento, sottotitolato e, per chi non sappia l’inglese, risulta incomprensibile. Le didascalie delle opere sono disposte in maniera non sempre comprensibile e/o leggibile.

Per completare il tour…  ricordiamo che nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è esposto Fulcrum (1998-99), dove i corpi di donna, forme disfatte e languenti, sono letteralmente tenuti insieme da un laccio (forse metafora di legame affettivo, forse rimando a quei dormitori pubblici dove i più indigenti erano legati, gli uni agli altri, per non cadere dai giacigli improvvisati). Al Museo dell’Opera del Duomo la Pietà Bandini (1547-55 circa) dialoga con Study for Pietà (2021). The Mothers (2011) si confronta, alla Pinacoteca del Museo degli Innocenti, con la Madonna col Bambino (1445-50 circa) di Luca della Robbia e la Madonna col Bambino e un angelo (1465-76) di Botticelli. Mentre Casa Buonarroti, accanto ai disegni e ai bozzetti michelangioleschi (1517-1520), mostra i disegni di Saville, Study for Pietà I (2021), Mother and Child Study II (2009) – e altri.

La mostra continua:
Museo del Novecento

piazza Santa Maria Novella, 10 – Firenze
fino a domenica 20 febbraio 2022
orari: da lunedì a domenica, dalle ore 11.00 alle 19.00, tranne il giovedì, dalle ore 11.00 alle 14.00

Jenny Saville
progetto espositivo ideato e curato da Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento
in collaborazione con il Museo di Palazzo Vecchio, il Museo dell’Opera del Duomo, il Museo degli Innocenti e il Museo di Casa Buonarroti
mostra promossa dal Comune di Firenze
organizzata da MUS.E
sostenuta da Gagosian

Nella foto: Installation View, Museo del Novecento, Mostra di Jenny Saville. ©photo Ela Bialkowska OKNOstudio (tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale)

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Published by Luciano Ugge