A Palazzo Blu di Pisa, in mostra le opere della Collezione Nakamura

L’esposizione dedicata a Keith Haring, ospite a Pisa fino al 17 aprile 2022, si fa immediatamente notare – come l’artista che ha regalato alla bella città sull’Arno uno tra i suoi più sgargianti e felici murales.

Appena entrati a Palazzo Blu si nota come Haring riuscisse a passare dalla levità della denuncia antimilitarista e anticapitalista degli inizi nella metropolitana di New York City, a una presa di coscienza – sempre più cupa – su tematiche ambientali, antirazziste e, nella fase finale della sua breve esistenza, legate all’Aids e allo stigma sociale che caratterizzò almeno il primo decennio della pandemia (ancora in atto e che uccide circa un milione e mezzo di persone l’anno). A riprova alcune opere, quali Free South Africa, del 1985; Poster for Nuclear Disarmament, del 1982, e Disarming Images. Art for Nuclear Disarmament, dell’ʻ84.

Un’avventura non solamente pittorica che si è aperta e chiusa in poco più di un decennio. Un periodo durante il quale l’artista ha attraversato in lungo e in largo tutto il mondo, partecipando a ogni sorta di iniziativa con lo spirito di far conoscere l’arte – non solamente la propria – abitando spazi aperti al pubblico: “La mia speranza è che un giorno i ragazzini che passano il loro tempo per strada si abituino a essere circondati dall’arte e che possano sentirsi a loro agio se vanno in un Museo”.

Nel corridoio che ci introduce all’esposizione, resta emblematica la foto dell’artista scattata nella metropolitana da Tseng Kwong Chi (deceduto anche lui a causa dell’Aids), Keith Haring on New York City Subway (circa 1982). La sotterranea è il luogo che ospiterà i suoi primi disegni sull’onda dei graffitari i quali, sfuggendo ai controlli degli addetti alla vigilanza e degli agenti di polizia, lasciavano i loro messaggi colorati ovunque potessero. Per le sue prime opere, Haring preferisce coprire i manifesti pubblicitari con fogli di carta nera sulla quale imprime forti denunce. Tratti semplici ma di immediato impatto come il messaggio che veicolano: contro la guerra, il consumismo e il capitalismo made in U.S.Untitled (Subway drawings), 1981-83.

In Happy New Year New York City 83 già compaiono molti tra i segni/simboli (o le figure) che torneranno anche nella produzione successiva: il cane, la piramide, i serpenti melliflui e, sempre centrali, i suoi omini stilizzati. Parallelamente, e in altri luoghi, iniziano a comparire disegni fluorescenti con il/la bimbo/a radioattivo/a associati, in genere, all’immagine della fertilità – con la madre spesso in balia dei figli o del maschio dominante. Fra tutti, Untitled (Fertility), del 1983. Interessante la disposizione di questo ciclo di opere, all’interno della mostra, essendo collocate in una zona appositamente poco illuminata – come i locali dove Haring li aveva esposti all’epoca – e che ne esaltano la sgargiante fluorescenza.

Tra le molte attività dell’artista, da notare quelle dedicate a ragazzi e ragazze, anche grazie ai laboratori attivati ovunque nel mondo. Mentre, tra le opere scultoree, in questa sezione si segnalano Senza titolo (Tre figure danzanti, Version B), del 1989, e i disegni per La storia di Rosso e Blu, sempre dell’89. In mostra anche un rimando dovuto all’attività di Haring a Pisa che, nel 1989, dipinse il murale Tuttomondo, con le foto che mettono in evidenza come la lattina del colore che stava usando fosse un campione a titolo gratuito.

I lavori condivisi con altri artisti (fotografi, danzatori, cantanti eccetera) sono inframmezzati da personaggi quasi fumettistici eppure mai disgiunti da una sottile e ironica denuncia – come Andy Mouse, del 1988. Mentre le storie d’amore con i loro simboli appaiono ammiccanti nei coloratissimi Flowers I, del 1990. Compaiono altre figure iconiche del suo mondo fantastico, come gli angeli, gli omini e i diavoletti volanti – Icons (Angel), e Icons (Winged man) del 1990. E, sempre negli ultimi anni, l’impegno civile di Haring si trasforma nella promozione e nel sostegno dei movimenti antagonisti al potere costituito – come nel caso di Resist in Concert, del 1988, oppure in Break weapons not spirits. March! June 11, 1988. Support the United Nations Session on disarmament (sempre 1988) o, ancora, collaborando con i gruppi musicali che li sostengono.

Una segnalazione particolare per l’incisività del messaggio meritano alcuni lavori, quali Fill Your head with fun! Start reading!, del 1988 – precursore dei movimenti a favore della lettura che si svilupperanno negli anni successivi; Safe Sex (del 1987), per promuovere l’uso del preservativo; e National coming Out Day… October 11, 1988 (ricordiamo che solamente il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano”).

Cambiando registro, immancabile, per gli artisti pop dell’epoca, l’omaggio alla Vodka dipinta fronte/retro quasi fosse immortalata su un supporto trasparente Absolut Vodka. Country of Sweden, del 1986.

Al primo piano una serie/capolavoro, decisamente urticante e con rimandi all’arte italiana rinascimentale, Apocalypse – dove la scrittura di William Burroughs e la pittura di Keith Haring si intersecano per creare un futuro distopico. Pan vive nelle arti e le arti, per essere tali, devono migrare dalle cornici, le parole devono evadere dai libri, le immagini dalle pellicole cinematografiche – per entrare nella vita e sconvolgerla come un in pandemonio, in un baccanale, in un rito dionisiaco.

In chiusura mostra le ultime serigrafie su carta della serie The Blueprint Drawings, del 1990, che recuperano le sue prime narrazioni visive grazie alle foto scattate all’epoca – visto che le opere originali, negli anni, erano state vendute. Pur essendo, quindi, frutto di una creazione avvenuta in un periodo più felice nella vita di Haring, alcune tavole risultano in ogni caso perturbanti e presagiscono esiti cupi – come se una sotto-traccia di profonda disillusione e malinconia non abbia mai abbandonato uno tra gli artisti più emblematici della sua generazione.

La mostra continua:
Palazzo BLU

Lungarno Gambacorti, 9 – Pisa
fino a domenica 17 aprile 2022
orari: da martedì a venerdì, dalle ore 10.00 alle 19.00; sabato, domenica e festivi dalle, dalle ore 10.00 alle 20.00

Opere dalla Nakamura Keith Haring Collection
mostra realizzata dalla Fondazione Pisa
in collaborazione con MondoMostre
e con la straordinaria partecipazione della Nakamura Keith Haring Collection
a cura di Kaoru Yanase

Nella foto: [Senza titolo], 1985. Acrilico e olio su mussola, 304.8 × 396.2 cm. Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection © Keith Haring Foundation (tutti i diritti riservati)

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