Non fare politica è già un atto politico

Come si distingue nell’arte contemporanea un genio da chi non lo è? Quando si parla di artisti contemporanei è sempre labile il confine tra genialità e non. In tempi di pandemia in cui musei e teatri si trovano costretti a rimanere con la saracinesca abbassata, il Contemporary Cluster riesce a rimanere aperto e a offrire una mostra personale di Leonardo Crudi.

Per chi non lo conoscesse Crudi è un artista romano classe 1988, la sua formazione di “strada” gli ha permesso di costruire la sua poetica partendo dalla bidimensionalità delle forme geometriche associate alla potenza del colore, in bilico tra astrazione e figurazione. La mostra a lui dedicata, a cura di Giacomo Guidi, prende il nome di Cinepugno perché “camminare per strada e vedere film e manifesti con questa estetica è un po’ fuori dall’immaginario europeo e. Letteralmente un pugno in faccia” afferma l’artista romano in un’intervista su ZERO.

Il progressivo abbandono della composizione figurativa ha portato sempre più confusione nel mondo dei non adepti, generando stupore o allontanamento per il solito e banale discorso del “potevo farlo anche io”. Ebbene, nel processo di narrazione messo in atto dalle arti, la componente poetica legata all’artista deve essere chiara e trasparente. La volontà di Crudi è quella di riportare in auge la riflessione sui grandi film del cinema italiano, pellicole che per questioni di distribuzione, di mercato, o di volontà, sono oggi poco conosciuti al grande pubblico. Fare riferimento alle grandi pellicole dal passato, riproporle in un atto divulgativo inserendole in contesti urbani e stimolare la scoperta e il dibattito su di esse: ecco il lavoro di Crudi.

All’interno della mostra tuttavia vi sono degli elementi che non giocano a favore di questo promettente artista; la volontà comunicativa a cura del Cluster è pressoché assente e uno dei rischi è che il visitatore sia colpito più dal suggestivo spazio di Palazzo Cavallerini piuttosto che dalla mostra.

Fortunatamente le opere si svincolano dal luogo per arrivare dritte all’occhio e alla mente del visitatore. Nella mostra, l’operazione curatoriale messa già in atto dai curatori del Chiostro del Bramante in occasione della personale su Banksy, è quella di decontestualizzare le opere. Questa operazione tuttavia, inevitabilmente, porta ad una percezione diversa dell’opera: decidere di inserire un manifesto all’interno di una strada e affermare con tanto coraggio il proprio pensiero diviene un atto politico molto importante. È un’operazione di autoaffermazione e coscienza del sé, processo iniziato negli anni 60 con i primi happening e le prime performance. Inoltre la scelta del luogo non è mai neutro: ogni opera è legata al tessuto urbano in cui è presente ed esso è parte fondante dell’opera stessa. Questa è d’altronde una delle nuove frontiere dell’arte contemporanea che prende il nome di site-specific.

Esporre i manifesti di Crudi in un ambiente chiuso, ottiene come risultato quello di scorporare la componente della street art, freddando così la potenza del suo “cinepugno”. Passeggiare per Roma e trovarsi davanti a una delle opere di Crudi può essere una piacevole sorpresa per il nostro tessuto urbano-culturale, così lontano dalla lezione russa di Malevich e Rodchenko.

Su Artribune si legge “Crudi si è quindi impegnato a dare ‘un volto’ a pellicole di nicchia, conosciute solo dagli intenditori, che rischiano di finire nel dimenticatoio”. Il problema però non è il fatto che queste pellicole siano finite nel dimenticatoio, quanto che non vi sia un’educazione visiva. Il cinema ha perso il suo significato attraverso la sua sovraesposizione su canali streaming online h24 e per questo Crudi cerca di fare un lavoro non solo di comunicazione artistica, ma anche di comunicazione politica. Il cinema infatti non nasce come mero intrattenimento; esso è un luogo sacro in cui si condivide un’esperienza artistica di scambio e confronto, si pensi agli episodi di censura più o meno velata che hanno attraversato queste figure del cinema rappresentate da Crudi. Solo per citarne un esempio, non è un caso che su piattaforme streaming come Netflix non si trovino pellicole di Carmelo Bene o che su canali nazionali i momenti di divulgazione culturale e lo spazio per il cinema d’autore sia relegato alla tarda serata.

Come afferma Crudi: “Dal cinema, in maniera politica, mi sono avvicinato prima di tutto al cinema neorealista e piano piano sono arrivato al cinema sperimentale italiano, il cosiddetto ‘cinema underground’, e ho scoperto che in questo contesto, dai libri alle interviste, tutti citavano i vari Dziva Vertov o Sergej Ėjzenštejn. Quindi ho cominciato ad approfondire il cinema d’avanguardia russo dei primi del Novecento, avvicinandomi anche ad altre correnti artistiche – poesia e pittura soprattutto – di quel breve periodo: perché come sappiamo, una volta morto Lenin, Stalin fece tornare tutto come alla fine dell’Ottocento strozzando le correnti avanguardistiche e rivoluzionarie nate in quel frangente, si tratta di artisti attivi tra i 25 e i 30 anni”.

Crudi non a caso utilizza il mezzo espressivo del manifesto, tipico del periodo rivoluzionario, atto a comunicare contenuti politici al centro del dibattito dell’epoca e che tutt’ora, a distanza di cent’anni, risultano attuali. I manifesti vengono “esposti” sui muri della città di Roma, affinché la fruizione delle opere e la comunicazione dei loro contenuti siano accessibili ad un pubblico il più ampio possibile e appartenente a tutte le classi sociali.

Il modo in cui si esprime è quindi fortemente politico, in primis per le pellicole che ha scelto di rappresentare, e in secondo luogo per la volontà di divulgare e valorizzare periodi, personaggi, correnti culturali meno conosciuti. Crudi vuole quindi provare ad incuriosire le persone per farle interessare ad un modo di pensare che non è quello attuale e dominante. Il consiglio è quindi quello di non limitarsi allo spazio chiuso della galleria, piuttosto quello di godersi una passeggiata per le vie della capitale, creando un percorso, come una caccia al tesoro, alla ricerca delle opere di questo promettente artista romano.

La mostra continua:
Cinepugno di Leonardo Crudi
a cura di Giacomo Guidi

Contemporary Cluster
Via dei Barbieri 7, Palazzo Cavallerini Lazzaroni – Roma
dal 15 aprile al 23 maggio 2021
dal lunedì al sabato, dalle ore 12.00 alle ore 20.00
ingresso gratuito

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