L’incanto ammaliante delle acque

Profondità infinite baluginano rapide nei paesaggi astratti di Helen Frankenthaler, confessando timidamente l’esistenza di una realtà Altra.

Fluttuare nel vibrante liquido marino, mentre una potente leggerezza si impossessa del corpo che si congeda dalla sua quotidiana pesantezza; il vento accarezza il volto e l’acqua abbraccia intimamente il bagnante. Immergersi tra le increspature e le onde del mare è un’esperienza unica, naturale eppure ha un che di trascendente. Osservando i quadri dell’artista americana Helen Frankenthaler si ha la stessa impressione di trovarsi immersi all’interno di un fluido extra-terreno, che sfiora la pelle delicatamente rendendola sensibile alla percezione di una dimensione Altra. Esponente del movimento squisitamente americano del Color Field negli anni ’70, Frankenthaler è stata una vera pioniera del suo tempo, contribuendo attivamente nella transizione tra il movimento dell’Espressionismo astratto a quello del Color Field.

La Gagosian di Roma decide così di celebrare una delle artiste più significative del Ventesimo secolo, ospitando nei suoi spazi la mostra Helen Frankenthaler. Sea Change: A Decade of Paintings, 1974-1983. L’impatto visivo con le grandi tele di Frankenthaler è dirompente: linee, campiture di colore e schizzi invadono il supporto dinamicamente, instaurando un rapporto dialettico unico e miracoloso, che sembra rispecchiare paradossalmente le contraddizioni dell’era odierna, bypassando il loro tempo e preconizzando la frammentazione dell’epoca post-moderna, nonostante rimangano comunque inscindibilmente legate anche alle controversie del loro tempo. All’interno della sala circolare della Gagosian le undici opere si trasformano in porte e finestre aperte su dimensioni Altre pervase dall’immaterialità e dall’aleatorietà.
L’elemento liquido è fondamentale per l’artista e determinante si rivela l’incontro con le acque del Long Island Sound situate di fronte alla casa presa in affitto nel ’47 nella località di Shippan Point in Connecticut. È in lavori come Ocen Drive West #1 e Shippan Point: Twilight che fuoriesce straripante la forza e l’energia vitale dell’elemento naturale dell’acqua; con le loro tinte fredde, tra le nuance dell’azzurro e del blu oltremare, tra le linee orizzontali che si fanno creste e gli schizzi di colore che si infrangono sul supporto simulando la vaporosità della schiuma l’artista realizza un’incantevole ritratto paesaggista che si decostruisce rivitalizzandosi nell’astrattezza della visione. L’incontro tra terra e mare si compie invece in Jupiter e Reflection, dove si assiste alla compenetrazione dei colori, il blu e il verde si fanno strada nell’ocra e nel marrone con pastose pennellate verticali invadendo il campo terreno; punti d’intersezione tra due realtà e interlinee casuali le tele si tramutano in campi di battaglia e luoghi di ritrovo contemporaneamente. L’emozione emerge spontanea e viva nel tumulto creato dall’unione. Si approda invece sulla terraferma con le opere Omen, Feather e Dream Walk Red che ripropongono il terreno sabbioso delle spiagge. L’attenzione si sposta poi dall’elemento immateriale a quello materiale convergendo nell’analisi della terra come dimostrano anche i lavori successivi Tumbleweed, Sacrifice Decision ed Eastern Light per la scelta dei colori e per le numerose macchie che impattano contro la superficie delle tele. Appresa la lezione di Mark Rothko, Frankenthaler guardava verso un nuovo orizzonte, mirando ad oltrepassare le convenzioni dell’epoca e concependo opere dall’incanto unico che ancora oggi mantengono inalterata la capacità di far guardare con occhi nuovi la natura che circonda l’essere umano, invitandolo alla riflessione e all’osservazione. È un viaggio strepitoso quello proposto dalla Gagosian, che ripercorre nove anni della ricca produzione artistica di Frankenthaler, un’avventura verso territori ignoti e verso la bellezza di una sinfonia di emozioni.

La mostra continua:
Gagosian
Via Francesco Crispi, 16 – Roma
dal 13 marzo al 19 luglio 2019

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