Vivere in tempi interessanti e catastrofici

Si appresta a concludersi la Biennale d’Arte 2019 della città Venezia, che inondata dall’acqua alta ci chiede se stiamo vivendo tempi veramente interessanti.

In questi giorni Venezia apre tutti i telegiornali ed è la protagonista delle prime pagine di tutti i quotidiani; purtroppo, si tratta di un’attenzione mediatica dovuta alla situazione catastrofica in cui verte la città lagunare, devastata da un’alta marea anomala che sta mettendo a dura prova i veneziani, comprese le innumerevoli attività che fanno di Venezia uno dei centri mondiali della cultura. In questi giorni, è ancora in scena la Biennale d’Arte Contemporanea giunta quasi alla sua conclusione, un finale impietoso dal momento che tanto l’organizzazione quanto i tanti turisti accorsi per assistere alla chiusura della mostra si trovano nella condizione di fruire e gestire una città in gravissime difficoltà.

La provocazione del titolo della Biennale, May You Live In Interesting Times, suona quasi ingiurioso per non dire sarcastico rispetto alla situazione attuale: i drammatici temi legati al cambiamento climatico, strettamente connessi alle tensioni geopolitiche e alle crisi economiche e istituzionali che invadono il pianeta, fa suonare quelle parole in maniera ambigua. La catastrofe è tutta intorno a noi, invade e inonda le strade di Venezia, ma forse proprio per questo si tratta di tempi interessanti in grado di annunciare prossime rivoluzioni e trasformazioni. E come capita spesso, proprio la sovversione, l’impulso al mutamento dei paradigmi classici, ma anche il coinvolgimento del secondo e terzo mondo nello scenario artistico globale, sono i sintomi di questi tempi complicati; tale complessità viene recepita e restituita dall’arte contemporanea nella proposta plurale dei vari padiglioni nazionali.

Risulta quanto mai “cinico” e paradossale – ma per questo anche efficace e affascinante – che il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale sia stato attributo all’happening del padiglione lituano, che in Sun & Sea (Marina) di Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite ha messo in scena un gruppo di performers che simulano una spiaggia turistica sotto gli occhi dei fruitori. Peccato che l’opera vincitrice è stata disinstallata già da diversi giorni non è perciò più visitabile, ma d’altronde è un’ulteriore metafora di come la tragedia dell’inondazione della città rischi di spazzare via le meraviglie della Serenissima. Una menzione speciale riceve il padiglione del Belgio per Mondo Cane di Jos de Gruyter e Harald Thys, bellissima installazione di manichini meccanici, inquietante e grottesca, che mette in tensione riferimenti folkloristici che rimandano alle tragedie del secolo scorso.

Il curatore della 58. Esposizione Ralph Rugoff ha sapientemente messo in connessione e in tensione i molteplici linguaggi della contemporaneità: video, foto, performance, ma anche scultura e pittura adottate sia dalle scene emergenti dei paesi orientali e africani, ma anche recuperate come modalità espressive da diverse nazionalità. Uno dei grandi protagonisti è il pluripremiato regista thailandese Apichatpong Weerasethakul, che trasferisce il suo immaginario cinematografico, oscuro e sperimentale, su stampe digitali perturbanti.

La scultura in generale merita una menzione specifica: il padiglione centrale propone le sculture post-human di Yu Ji, mentre lo splendido e labirintico Padiglione Italia accoglie le sculture suggestive, inquietanti e anamorfiche, di Enrico David; quello statunitense invece propone una personale dedicata a Martin Puryear, dove post-pop, materismo, neo-minimalismo si scambiano le parti in opere di grande impatto visivo. In questo senso anche le sculture metalliche appese al soffitto del padiglione dell’Argentina esprimono un senso claustrofobico e diabolico. Nel padiglione dei paesi scandinavi, la proposta si muove sapientemente tra scultura e biologia: le opere di Ane Graff, Ingela Ihrman e Nabbteeri fondono l’immaginario minimalista a quello para-organico, per mettere in evidenza il dolore del pianeta terra martoriato dal cambiamento climatico.

A tal proposito, le sculture di Carol Bove, Arthur Jafa e Liu Wei sono tra le cose più attrattive del percorso dell’Arsenale. Tra i nomi che spiccano nella parte dell’Arsenale, particolarmente ricca di produzioni, ci sono alcuni maestri dell’arte digitale come Ed Atkins, Christian Marclay e Ryoji Ikeda (capostipite della Glitch Art e della Glitch Music, presenta a Venezia con due video-installazioni di grande impatto).

Spesso si sconfina nella dimensione ludico-partecipativa, come per l’installazione del Padiglione Venezia Bodies in Alliance, dove i visitatori sono invitati a entrare in un tunnel che permette di camminare sull’acqua, riferimento alla condizione veneziana ma oggi, sempre alla luce degli ultimi eventi della cronaca, sembra quasi assumere un valore profetico. Cathy Wolkes, per la Gran Bretagna, torna invece a una dimensione più intimista e personale, offrendo al fruitore un percorso negli spazi fantasmatici del proprio passato obliato e strappato dalla memoria.

Una nota speciale merita il duo della Repubblica Popolare Cinese Sun Yuan e Peng Yu, presenti con due installazioni portentose capaci di stimolare l’ansia e la tensione nei fruitori, mostrando i paradossi della tecnologia meccanica quando essa si anima alludendo alla dimensione antropologica. Un gigantesco braccio meccanico coperto di sangue pulisce l’ambiente che lo circonda tirando via con una spazzola litri e litri di sangue, accennando movimenti para-umani che contraddicono l’impianto distopico e orrorifico della scena: come per la gigantesca sfera nera del padiglione danese, una metafora potentissima delle preoccupazioni che l’immaginazione ci propone in questi nostri sciagurati tempi interessanti.

L’evento continua:
May You Live In Interesting Times – 58 Esposizione Internazionale d’Arte 
curata da Ralph Rugoff,
Giardini della Biennale, Arsenale – Venezia
dall’11 Maggio al 24 Novembre 2019

 

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