L’abbraccio della passeggiata rivelatrice

Torna a Roma Richard Long con la sua nuova personale Fate and Luck ospitata presso la galleria Lorcan O’ Neill.

Non a tutti piace viaggiare, nonostante oggi si senta più che mai il bisogno impellente di spostarsi per scoprire nuove realtà da esplorare. Nella contemporaneità l’esperienza del viaggio si è resa imprescindibile nel vissuto e nel bagaglio culturale del singolo. La verità è che spaventa lasciare i porti sicuri della comfort zone per intraprendere un cammino ricco di ostacoli e insidie verso qualcosa che non si conosce. L’ignoto paralizza ma in fin dei conti è come avere paura del domani. Bisogna esercitare un coraggio fuori dal comune per andare incontro alle meraviglie che attendono al di là dell’Oceano.

Richard Long, classe ’45, artista americano esponente di primo piano della Land Art, nella mostra Fate and Luck (Fato e fortuna) inaugurata il 24 maggio presso gli spazi della galleria Lorcan O’Neill di Roma, riflette sul senso del viaggio e sul raggiungimento della sua meta, prendendo in esame una tipologia di spostamento più personale. Immerso nella natura Long cammina per intere settimane, il punto di vista si modifica ad ogni passo e la prospettiva muta raccordandosi con l’orizzonte. Tutto ciò pone l’artista in una condizione di costante evoluzione e trasformazione del pensiero, nell’introspezione affiora l’eco d’insolute domande esistenziali: da dove vengo e dove sto andando? Cosa o chi guida i miei passi? Camminando l’artista rintraccia i fili invisibili del destino e della predeterminazione rapportandosi con le forme mutevoli del paesaggio. L’interrogativo è alquanto spinoso: è possibile che ciò che osserva e le sue azioni siano opera di un fato già deciso a priori oppure tutto viene lasciato più semplicemente nelle mani della fortuna e del caos? Le sculture Luck e Fate, la prima in marmo bianco di Carrara mentre la seconda nera in Portoro, che segnano a terra un cerchio frastagliato diventano effigi visive della contrapposizione sia tra le due entità che tra l’evidente complessità, eppure elementarità della questione. Massi di pietre convergono all’interno di due perimetri circolari, generando due poli antitetici. Partendo dalla scelta della figura piana del cerchio, che fin dall’antichità è stato simbolo di eternità e perfezione, Long ricrea una battaglia attigua tra due forze ancestrali e opposte, cogliendo la sfumatura irradiata dallo scontro delle due.

Interessante è notare come l’idea di perfezione suggerita dall’elemento di contorno circolare sia messa in discussione dalla linea spezzata ottenuta dalla posizione dei massi non levigati. Il bordo frastagliato, in entrambi i casi, mette in guardia dal prendere posizioni definite e conclusive sulle questioni esistenziali e la deformità accresce il senso di dubbio e indecisione. Tale constatazione viene inoltre messa in evidenza nelle tele della serie Untitled concepite durante l’attuale soggiorno romano dell’artista. Qui la sensazione di incertezza è istantanea. I veloci segni orizzontali tentano di evadere dal proprio perimetro, mentre al centro si crea la frattura verticale che divide le parti della tela, andando a creare una situazione di contrasto ed estremo dinamismo. Una moltitudine di prospettive convergono in una singola veduta, simulando in parte la tecnica cubista e in parte l’azione del camminare. La bidimensionalità del quadro si scontra con la tridimensionalità del reale, generando un cortocircuito dialettico in grado di perturbare il fruitore. Trovarsi di fronte a queste opere è un’esperienza unica; con una semplice occhiata si può vividamente sentire il cuore accelerare e percepire l’incombenza della fragilità e del decorso della vita umana. Sono opere emblematiche quelle di Richard Long. Imponenti, magnetiche e maestose proiettano in una dimensione sensoriale estremamente vivace e frenetica; non serve più volare per sentirsi spinti all’unisono verso l’alto. Un altro artista che ha fatto dell’atto del camminare la sua ispirazione e il suo iter procedurale è Francis Alÿs che nel 1997 ha eseguito la performance Pardox of Praxis (Sometimes Making Something Leads to Nothing), trascinando per le soleggiate vie di Città del Messico un blocco di ghiaccio, che si è infine disciolto, svanendo nell’aria. Se nel caso di Alÿs l’atto del camminare si fa portavoce dell’insensatezza di una politica priva di risvolti e di un atteggiamento ostentatamente frenetico da parte dei cittadini, che risulta però essere in realtà passivo, incentrato solo all’occupazione del tempo, nel caso opposto di Long il camminare diviene segno di cambiamento, mutazione e possibilità. Tutto sta nell’accentare la sfida, e fare il primo passo, avanzando verso l’orizzonte. È un viaggio quello proposto dall’artista, una lenta riscoperta di sé stessi e di ciò che ci circonda nel tentativo di dare risposta a quegli interrogativi primigeni e insoluti che ancora tormentano le notti dell’essere umano.

La mostra continua:
Galleria Lorcan O’Neill
Vicolo dei Cantinari, 3 – Roma
dal 24 maggio al 24 luglio
dal martedì al sabato dalle 11:00 alle 19:00

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