La frizzante attrattiva magnetica dei poli remoti

Visioni specchiate, anime ritrovate, destini diversi si incrociano sulla Via della Seta, riaprendo la dialettica tra il mistero del mondo orientale e il fascino della cultura occidentale.

Unire due realtà, due dimensioni lontane e due mondi strettamente agli antipodi è una missione non solo estremamente rischiosa, ma anche a dir poco difficoltosa e poco praticabile; ciò non toglie però che quando un’azione simile si rivela pienamente riuscita il risultato che si ottiene è veramente straordinario ed è per tale motivo che bisogna sempre prestare particolare attenzione alle insolite combinazioni, alle scommesse impossibili e alle contrastanti associazioni. La mostra Risonanza Cinese vince la sfida, miscelando due culture antitetiche come quella occidentale e quella orientale; ospitata presso gli istituzionali spazi del Vittoriano, nella magica cornice della capitale italiana, l’esposizione vede il susseguirsi di più di 150 opere create da 62 talenti della pittura ad olio cinese, ognuno con il proprio stile personalissimo e con la propria tecnica e cifra stilistica. Spumeggiante e scoppiettante, la sequenza delle opere mostra al fruitore la vera anima contemporanea della Cina che, nonostante sia ancora molto legata alla tradizione, si trova a dover fare i conti con il presente e con i desideri e le necessità di un paese risorto.

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Ritratti e paesaggi si confondono instaurando un’insolita armonia con lo spazio che li accoglie: tra soggetti di stampo epico e altri appartenenti al filone che illustra la vita quotidiana, vengono messe in mostra tutte le correnti che si sono affermate durante gli anni all’interno della più ampia compagine della pittura ad olio. Eccellenze di maestria e tecnica le tele in esposizione sono esempi fulgenti di un impegno e di un lavoro costante, che è riuscito a permutare ed assimilare come parte integrante della propria dialettica il mezzo della pittura ad olio, tecnica che, come chiarisce lo storico dell’arte Claudio Strinati, è “puramente occidentale”. Tra le tele che più risaltano l’avvenuta integrazione del metodo ci sono quelle dell’artista Zhan Jianjun. Nel suo Paradiso si nota come la realtà sia deformata da un’accentuata espressività del segno che permette la fusione dell’emozione con la pittura; il colore diviene più acceso e la concretezza della materia rende la forma più pregnante, vivificando la scena. L’attenzione invece si focalizza sul genere ritrattistico con l’artista Quan Shanshi che realizza Ayinguli, giovane donna tagika splendidamente agghindata nella quale la resa realistica del dettaglio è compiuta tramite una pennellata veloce e vibrante e la consistenza materica diviene sinonimo della resa psicologica e fisica del personaggio ritratto. Notevole si riscontra l’influenza di Tiziano, di Rubens e Van Dick nei ritratti dell’artista. Più legato alle vedute paesaggistiche è invece Chen Junde che con Serie monti, foreste, nuvole e corsi d’acqua – Verde smeraldo incapsulato nella fievole luce riflessa in mezzo alla foschia rivela l’incantevole paesaggio cinese con tutte le sue contraddizioni e le sue bellezze naturali tramite macchie di colore brillante che iniettano un estraniante senso di ottimismo nella vita e una gioia rocambolesca che si impossessa compulsiva di tutto lo spazio. Evidente l’ascendenza fauvista e del Kandinskji dei primi acquerelli astratti, la serie di Junde crea mondi spettacolari in cui perdersi nella meraviglia. Più drammatica l’ottica di Xu Jiang che rivela i problemi legati al progresso e al presente. La sua arte è però uno degli esempi più esplicativi di come l’arte contemporanea cinese si sia modellata attraverso quelle europea e americana. In Pioggia di girasoli, i campi di colore bruno tendente al nero, ma da cui emergono riflessi giallo-dorati, domina incombente lo spazio invadendo il campo dell’etereo cielo bianco e le forme allungate dei girasoli raggiungono una tale forza espressiva con le loro pennellate decise e tormentate che ricordano per alcuni tratti Campo di grano con corvi di Van Gogh. L’astratezza è estrema e nella dinamicità tumultuosa dei fiori si scorgono le implicazioni sociali e politiche che portano alla nascita dell’opera.

Ezhp1meqEntrando in sala il primo pensiero che sovviene alla mente del fruitore è: “ecco, ci risiamo! L’Oriente è stato un’altra volta colonizzato dall’Occidente”, ma ad un analisi più ponderata e più attenta si capisce quasi immediatamente il perché di una simile operazione. È evidente infatti l’esigenza che ha portato gli artisti orientali all’acquisizione di una tecnica di natura prettamente occidentale. La globalizzazione ha conquistato il mondo e con esso anche gli animi delle diverse popolazioni: desideri, sogni e ambizioni si uniformano nel tentativo di rifuggire proprio da quella sensazione di uguaglianza dettata dalla stessa globalizzazione. La Cina, con un passato comunista e con una religione tendente alla smaterializzazione della materia, ritrova nell’arte della pittura ad olio una forma di espressione artistica confacente al desiderio emergente di individualizzazione, di auto-definizione e di ritorno al reale, alla concretezza e alla pienezza che contrassegnano la materia stessa. La specificità primeggia suprema e con essa si percepiscono i ritmi eterogenei delle anime artistiche che occupano rumorosamente la stanza. L’elaborazione di sintesi così azzardata, ma così necessaria tra due dimensioni talmente lontane ha dato nuova linfa all’arte orientale e nuovo vigore all’arte tutta. La contaminazione non è sempre un fenomeno negativo, ma può rivelare l’esigenza di un cambiamento e di un adattamento obbligato che è però fonte di salvezza e vaccino per chi è infetto dalla malattia letale che mira a paralizzare i processi organici.

La mostra continua:
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Via San Pietro in Carcere – Roma
dal 19 luglio al 9 settembre 2018
tutti i giorni, dalle ore 9:30 alle 19:30

Risonanza Cinese
a cura di Nicolina Bianchi, Claudio Strinati, Zhang Zuying

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