La condanna al fotografo che non sapeva di essere kitsch

Cosa avviene nel momento in cui ci si rende conto che essere fotografati e fotografare è come una sorta di “violazione” della immagine personale e della sfera sociale dell’individuo? È un qualcosa che in passato non veniva considerata ma che, successivamente, ha generato non pochi problemi. Le abitudini di un tempo passato sono state sostituite con altre e rimpiazzate, e non sempre questo ha significato un progresso morale.

Prima, la figura del bambino non aveva un suo ruolo specifico nella società e, calcolando anche l’epoca e le informazioni riportate, non destava scalpore anzi, era quasi normalità quello che accadeva nei tableaux vivants di von Gloeden. Con il regime fascista il nudo venne considerato pornografico e per questo il Moro venne condannato anche se poi fortunatamente assolto.
Ma con il passare degli anni ritengo che sia nato un altro tipo di normalità, o meglio è come se ci fosse stato uno scambio delle figure tra il bambino/adolescente e l’adulto odierno.

Se prima von Gloeden nella Taormina del 1890 poteva tranquillamente fotografare nudi dei ragazzini adolescenti, oggigiorno è possibile trovare in prima serata su canali tv nazionali, programmi simbolo del trash assoluto, donne e uomini semi (direi quasi) nudi.

I tempi sono cambiati, i ragionamenti anche ma non si può mettere in dubbio che la normalità che avevano all’epoca si è tramutata in questa che abbiamo noi oggigiorno. Pubblicità, social media, televisione sfruttano questa estetica trash che attira sempre più click e visualizzazioni. E, nel momento in cui guardo un determinato programma senza questo tipo di ostentazione, rimango stupita del fatto che non ci sia. È come se ripetendo all’infinito immagini trash del genere in ogni tipo di programmazione non si ha più nessun effetto nel vederle; si ha piuttosto nel “non vederle”.

E in questo caso trovo significativo un passaggio di Susan Sontag, nel libro Storia della fotografia: “Vale per il male la stessa legge che si applica per la pornografia. Il trauma delle atrocità fotografate svanisce vedendole ripetutamente, come la sorpresa e lo sconcerto che proviamo assistendo per la prima volta a un film pornografico si attuano sino a sparire se se ne vanno a vedere altri”.

Tutto questo discorso su von Gloeden e sul paragone tra i soggetti della sua epoca e della nostra, a paragone col trash televisivo/social, ci porta a diversi interrogativi oggi. Wilhelm von Gloeden era a conoscenza dell’attrazione che provocavano queste immagini? Era tutto studiato? Era consapevolmente kitsch? Oppure il suo intento era solamente di creare Arcadia ed i suoi abitanti? Ci sono varie teorie a riguardo.

Roland Barthes pensava che il barone tedesco non fosse a conoscenza di tutto ciò, sapeva che il suo lavoro avesse un alto valore estetico, un gusto, ma non che questo potesse essere un cattivo gusto. Quindi da questa contraddizione secondo Barthes, von Gloeden non era consapevole dell’attrazione provocata dalle sue immagini.
Diversa è l’opinione di Francesca Alinovi che parla di “una precisa intenzionalità concettuale” proprio perché nei suoi scatti spesso e volentieri ironicamente posizionava all’interno della scena insieme ai giovani modelli delle statue e faceva assumere ai modelli le stesse identiche pose.

Secondo la mia opinione sia la teoria di Barthes sia quella dell’Alinovi sono corrette. Però posso aggiungere sicuramente, come scritto da Raffaella Perna nel suo saggio su von Gloeden, che lui sapesse della potenza di questi scatti tanto da commercializzarle come cartoline e firmandole con il suo nome. Quindi ammesso che non sapesse di essere kitsch, delle contraddizioni provocate dal cattivo gusto, sapeva sicuramente dell’attrazione che provocavano.

Quindi von Gloeden forse è stato un esemplare “camp puro”, come lo chiama Susan Sontag?
La studiosa afferma che “gli esempi puri di Camp non sono intenzionali: sono estremamente seri”. La Sontag lo spiega facendoci l’esempio dell’artigiano di lampade del periodo dell’Art Nouveau che fabbrica una lampada decoratissima in stile orientale senza l’intenzione primaria di affascinarci o di sopraffarci con dettagli, ma soltanto dicendo con tutta serietà “Ecco l’Oriente!”. Quindi perché von Gloeden non avrebbe potuto dire “Questa è Arcadia!”. “Camp è completamente ingenuo o è totalmente consapevole”, altra frase di Susan Sontag.

Un altro aspetto che rese noto il fotografo negli anni ’80 è stato lo sviluppo e la diffusione in quegli anni della fotografia allestita, chiamata anche directional mode, basata sull’allestimento di veri e propri set fotografici e rappresentazione di diverse realtà, come appunto faceva von Gloeden nella fine del 1800.
In ogni caso è una fortuna che questo fotografo non sia stato dimenticato, anzi ricordato e reso noto ancor di più, nella fine anni ’70 del 1900, dal gallerista Lucio Amelio che acquistò l’archivio di Von Gloeden nel ’78 e organizzò una mostra con le sue fotografie. In questa occasione artisti del calibro di Andy Warhol e Joseph Beuys reinterpretarono le opere di Wilhelm von Gloeden.

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