venerdì , 21 luglio 2017
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Percezioni Visive. Integrazione fra spazi reali e spazi virtuali
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La James Goodman Gallery di New York apre una sede in pieno centro a Forte dei Marmi (in Versilia) e inaugura l’attività con una mostra itinerante (che arriverà nella galleria di New York passando, prima, da Miami Art Basel) dal titolo Percezioni Visive. Integrazione fra spazi reali e spazi virtuali. In esposizione 36 opere di …

8,00

L’astratta seduzione del movimento

spiraleLa James Goodman Gallery di New York apre una sede in pieno centro a Forte dei Marmi (in Versilia) e inaugura l’attività con una mostra itinerante (che arriverà nella galleria di New York passando, prima, da Miami Art Basel) dal titolo Percezioni Visive. Integrazione fra spazi reali e spazi virtuali. In esposizione 36 opere di Bonalumi, Castellani, Amadio, Scheggi e Fontana.

Una mostra, Percezioni Visive. Integrazione fra spazi reali e spazi virtuali, dedicata ad alcuni dei pittori che hanno fatto la storia dell’arte italiana tra gli anni Cinquanta e Settanta, e che hanno animato la scena milanese insieme a Piero Manzoni, ai quali si aggiunge una sezione interamente dedicata a Giuseppe Amadio, artista nostro contemporaneo, che ha fatto propria la lezione dei precedenti maestri, giungendo a nuovi esiti.
Focus della mostra è il concetto di estroflessione, ossia la manipolazione della tela monocroma con il materiale sottostante (per lo più si ha a che fare con superfici rosse e bianche, e poi blu, verdi e grigie, modellate con chiodi, armature in metallo e in legno).

Il quadro non è spazio atto ad accogliere un’immagine ma dispositivo oggettuale. La tela diventa “percettibile”, assumendo rilievo scultoreo. Questo genere di estetica ha, tra i propri punti di riferimento, sicuramente lo Spazialismo di Fontana (di cui sono presenti due opere con tagli e buchi sulla superficie), e dunque mira alla trasformazione dello spazio in senso generale attraverso il coinvolgimento dello spazio reale dell’opera. Di sicuro fascino per il visitatore, osservare le creazioni dei diversi autori esposte tutte insieme, perché ognuna è marcata da una diversa sensibilità, da una diversa intenzione e direzione nella ricerca artistica. La mostra è, quindi, per il pubblico esperienza diretta e viaggio all’interno delle molteplici declinazioni dell’estroflessione, di cui rende letteralmente palpabili i risultati.

Le opere di Bonalumi, in particolare, sono contraddistinte da una più decisa proiezione nello spazio, in continua tensione fra emotività e razionalità – non disgiunte da una materialità molto sensuale, sia nelle forme morbide ma cariche di energia, che nel colore intenso. Quelle di Castellani, caratterizzate al contrario da un ritmo seriale, generato da un reticolo geometrico di chiodi che causa il susseguirsi di introflessione ed estroflessione, in cui “l’infinito sembra inscriversi nel finito del quadro attraverso proprio la serialità ripetibile”, si veste di colori più modesti e meno voluttuosi. E, ancora, le opere di Scheggi con grandi tele traforate, schematiche e geometriche, dai colori pastello, hanno valenze in qualche modo stranianti. Per finire, accenniamo alle creazioni di Amadio (di cui sono esposte anche due installazioni), costruite su disegni precisi, che si trasformano nell’occhio di chi guarda in bassorilievi di paesaggi alieni, apparentemente deserti e disabitati, oppure in forme di organismi naturali. In esse il colore è insieme seducente e algido, quasi a tenere a distanza lo spettatore.

In tutte le opere – a diversi livelli e gradi – è come se spazi altri si raggrumassero in materia, che rifluisce all’esterno dalla profondità della tela stessa. Quasi si potesse ricreare uno spazio che lotta e brama per entrare in contatto con la nostra realtà. Il confronto con le opere di Fontana presenti, oppure con le prime estroflessioni di Bonalumi, mette in evidenza – per contrasto – la calda sensualità di queste ultime, e la diversa matericità: i piccoli strappi o buchi sulla carta, o le superfici che emergono dense. Le altre opere appaiono, al contrario, più austere, silenziose eppure molto vitali, mentre restano in attesa di essere ascoltate senza imporsi.
Entrare alla James Goodman Gallery è un’esperienza particolare, perché lo spazio si presenta decisamente “altro” rispetto a quello esterno, in cui domina il brulichio del turismo di lusso. Silenziose e meditative, le opere esposte creano un’atmosfera ferma che vive in uno spazio-tempo proprio, dettato dalla loro realtà interiore. Pazienti aspettano, pronte a interpellare chi le guardi con la loro misteriosa domanda.

Enrico castellani - superficie bianca 1990

La mostra continua:
James Goodman GalleryGalleria Spirale Milano
Via Carducci, 14 – Forte dei Marmi (Lucca)
dal 13 giugno al 15 settembre
tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00; dalle 15.00 alle 19.30 – Mercoledì chiuso

James Goodman Gallery, in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Amadio, presenta:
Percezioni visive. Integrazione tra spazi reali e spazi virtuali
opere di Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Paolo Scheggi e Giuseppe Amadio

8,00

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