sabato , 27 maggio 2017
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WASHI. La via tradizionale
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Nell’ambito di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma 2012, la galleria romana Camera 21 ospita la mostra di Karmen Corak WASHI. La via tradizionale, dedicata alla lavorazione artigianale della carta giapponese washi. Mani immerse nell’acqua gelida per lavorare le fibre di gelso e rimuoverne le impurità. Mani che sostengono attrezzi, che manovrano fili, che si …


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Strada antica, strada nuova

Nell’ambito di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma 2012, la galleria romana Camera 21 ospita la mostra di Karmen Corak WASHI. La via tradizionale, dedicata alla lavorazione artigianale della carta giapponese washi.

Mani immerse nell’acqua gelida per lavorare le fibre di gelso e rimuoverne le impurità. Mani che sostengono attrezzi, che manovrano fili, che si fondono con la materia lavorata fino a diventarne la trasfigurazione fisica e materiale. Una cultura che non dimentica, che procede sulla via antica e sempre nuova delle tradizioni secolari con ostinazione, a costo di rimanere sola.

Tutto questo è WASHI, la mostra fotografica firmata Karmen Corak accolta nella piccola galleria Camera 21, in Prati, a Roma. La Corak, slovena di nascita, romana d’adozione, è una restauratrice di opere d’arte su carta con specializzazione in tecniche di restauro giapponesi: chi meglio di lei avrebbe potuto documentare la produzione dell’antica carta orientale e i luoghi in cui essa si realizza? Da questo desiderio nasce il percorso espositivo qui proposto: trenta immagini in bianco e nero, scattate nella città di Echizen, e stampate naturalmente su carta giapponese.

Il visitatore si lascia catturare dalla potenza evocativa di questi scatti: come in una sorta di trance o di strana magia ci si trova catapultati in un paese senza tempo e senza tecnologia, in cui gli elementi naturali – che furono il nucleo dell’antico pensiero occidentale, ma che proprio da questo, poi, furono dimenticati – governano e anzi determinano le azioni dell’uomo. C’è qualcosa di poetico nei gesti immortalati, nei paesaggi sconfinati, nella solitudine che sembra strappare, invisibile, il velo fotografico e colpire l’osservatore dritto in faccia. È una sequenza che testimonia il lavoro in tutta la sua umanità. Forza e fragilità sembrano generarsi dalla terra, dall’acqua, dai chiaroscuri delle stampe. Ogni immagine è delineata e insieme trasfigurata, ha uno spessore quasi pittorico, e lo spettatore vorrebbe egoisticamente la sala vuota, per poter godere in solitudine del dialogo silenzioso che si produce naturalmente con l’opera.

In contrasto a tanta artisticità interviene il realismo di un video, realizzato da Rodolfo Fiorenza, che documenta il lavoro di alcune donne alle prese con il chiritori, il lavaggio delle fibre con rimozione delle impurità. Ascoltare il canto tradizionale che una di loro intona, mentre le mani artritiche sono immerse nella vasca, riporta tutto su un piano di verità: se per un attimo si è creduto che la storia raccontata dalle foto fosse solo una bella e commovente fiaba orientale, con questo documento si vive il dolce shock di un ritorno alla realtà. Il lavoro di produzione della washi esiste davvero, come esistono davvero, ancora, aziende a conduzione familiare che ne tramandano la secolare tradizione.

Ed esistono davvero, per fortuna, artisti che ne diffondono la conoscenza e traducono in caratteri comprensibili agli occidentali gli aspetti enigmatici e indecifrabili di una cultura lontana ma sempre terribilmente affascinante.

La mostra continua:
Camera 21
via dei Gracchi, 58 – Roma
fino a mercoledì 24 ottobre
orari: da martedì a sabato, dalle 16.00 alle 20.00
 
WASHI. La via tradizionale
di Karmen Corak
a cura di Marco Meccarelli
con il patrocinio di Istituto Giapponese di Cultura


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